
Il ciclismo italiano piange la scomparsa di Michele Dancelli, morto oggi, 18 dicembre, all’età di 83 anni presso la Rsa di Castenedolo, dove era ricoverato da tempo. Nato a Castenedolo nel 1942, Dancelli ha lasciato un segno indelebile nello sport grazie a una carriera lunga e ricca di successi.
Professionista dal 1963 al 1974, Dancelli ha collezionato circa ottanta vittorie, tra cui due titoli di campione italiano, undici tappe al Giro d’Italia, una Milano-Sanremo e una Freccia Vallone, confermando il suo ruolo di protagonista assoluto nel panorama ciclistico.
La vittoria alla Milano-Sanremo del 1970 è rimasta storica: Dancelli compì una fuga solitaria di oltre 70 km, battendo grandi campioni come Eddy Merckx e Felice Gimondi, riportando un italiano al trionfo nella “Classicissima” dopo 17 anni.

Ai suoi successi si aggiungono anche due medaglie di bronzo ai Campionati del Mondo, conquistate a Imola nel 1968 e a Zolder nel 1969, che testimoniano la sua costanza e abilità nelle competizioni internazionali.
Dancelli iniziò la sua carriera alternando il ciclismo alla professione di muratore. Nel 1963 vinse il titolo italiano dilettanti su strada e passò professionista con la squadra Molteni, ottenendo il primo successo l’anno successivo al Circuito di Col San Martino.
Tra il 1965 e il 1966 si aggiudicò due volte il campionato nazionale su strada e importanti classiche, confermando il suo valore anche nelle competizioni più prestigiose del calendario europeo.
Al Giro d’Italia, Dancelli partecipò nove volte, vincendo 11 tappe, indossando la maglia rosa per 14 giorni e raggiungendo il quarto posto nel 1970. Partecipò una volta al Tour de France, vincendo una tappa, e fu terzo al Giro di Svizzera nel 1972.
La sua carriera subì un rallentamento dopo la rottura del femore nel 1971 e alcune squalifiche al Giro negli anni successivi, ma Dancelli si ritirò definitivamente nel 1974, lasciando un’eredità importante per il ciclismo italiano.
Dopo il ritiro, Dancelli si dedicò a progetti immobiliari e all’organizzazione di escursioni cicloturistiche, continuando a trasmettere la sua passione per le due ruote e restando una figura di riferimento per gli appassionati di ciclismo.


