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Chiara Ferragni in aula per il Pandoro gate: l’accusa ha chiesto un anno e otto mesi

Pubblicato: 19/12/2025 12:14

Il processo a carico di Chiara Ferragni entra in una fase cruciale con l’udienza odierna, venerdì 19 dicembre 2025, presso il tribunale di Milano. La celebre imprenditrice digitale si trova ad affrontare il giudizio con il rito abbreviato per l’accusa di truffa aggravata, una vicenda che ha segnato profondamente la sua carriera e l’intero settore della comunicazione legata ai social media. Il caso, noto alle cronache come Pandoro gate, si è progressivamente allargato includendo non solo la collaborazione con l’azienda Balocco per il Natale 2022, ma anche le operazioni legate alle uova di Pasqua prodotte da Cerealitalia negli anni 2021 e 2022. La giornata odierna è interamente dedicata agli interventi delle difese, chiamate a smontare l’impianto accusatorio costruito dalla Procura milanese che, nella precedente seduta, ha formulato una richiesta di condanna piuttosto severa.

La strategia della difesa in aula

Gli avvocati Giuseppe Iannaccone e Marcello Bana, legali di fiducia di Chiara Ferragni, hanno il compito di dimostrare la totale buona fede della loro assistita. Secondo la linea difensiva, non vi sarebbe stata alcuna volontà deliberata di ingannare i consumatori, bensì un errore di comunicazione che non dovrebbe configurare un reato penale come la truffa. La difesa punterà a sottolineare che l’influencer non ha agito con l’intento di lucrare indebitamente sulle iniziative benefiche, ma che la struttura complessa dei contratti e la gestione dei messaggi pubblicitari hanno generato un fraintendimento involontario. In aula sono presenti anche i rappresentanti legali di Fabio Maria Damato, ex stretto collaboratore della Ferragni, e di Francesco Cannillo, presidente di Cerealitalia, i quali cercheranno parimenti di smarcarsi dalle pesanti accuse di aver orchestrato un sistema volto al profitto illecito.

Le pesanti richieste dell’accusa

Il pubblico ministero ha delineato un quadro molto critico durante la scorsa udienza, sollecitando per Chiara Ferragni una pena di un anno e otto mesi di reclusione. La tesi della Procura si basa sulla convinzione che le campagne promozionali siano state strutturate in modo tale da indurre in errore un numero elevatissimo di persone. Gli acquirenti sarebbero stati convinti che il prezzo maggiorato del Pandoro Pink Christmas, venduto a oltre nove euro contro i circa tre euro della versione classica, servisse direttamente a finanziare l’ospedale Regina Margherita di Torino. In realtà, la donazione di cinquantamila euro era stata effettuata dalla Balocco mesi prima dell’inizio delle vendite, rendendo dunque il numero di prodotti acquistati del tutto irrilevante ai fini del contributo benefico.

Secondo i magistrati milanesi, le operazioni finite sotto la lente d’ingrandimento avrebbero garantito alle società riconducibili all’imprenditrice un profitto ingiusto stimato in circa 2,2 milioni di euro. Oltre alla somma monetaria diretta, l’accusa pone l’accento sui benefici immateriali derivanti dal ritorno di immagine, poiché presentarsi come promotrice di cause nobili avrebbe accresciuto il valore del marchio Ferragni agli occhi del pubblico e degli sponsor. Il giudice Ilio Mannucci Pacini dovrà valutare se queste condotte, aggravate dall’uso del mezzo informatico che ha permesso una diffusione virale e globale dei messaggi, costituiscano effettivamente un reato o se, come sostenuto dai legali, si sia trattato esclusivamente di una pratica commerciale scorretta già sanzionata in sede amministrativa.

Il clima dentro e fuori il tribunale

L’imprenditrice ha scelto di essere presente in aula anche oggi, mantenendo un profilo sobrio ma costante durante tutte le fasi del dibattimento. Questa scelta sembra voler trasmettere un segnale di rispetto verso le istituzioni e la volontà di affrontare direttamente le conseguenze legali delle sue azioni. La vicenda ha rappresentato un punto di svolta per la regolamentazione delle attività degli influencer in Italia, portando alla creazione di norme più stringenti sulla trasparenza della beneficenza e della pubblicità sui social. Mentre i difensori prendono la parola per l’arringa finale, l’attenzione mediatica resta altissima, poiché la sentenza di questo processo di primo grado è destinata a fare giurisprudenza in un ambito ancora poco esplorato dai tribunali italiani.

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Ultimo Aggiornamento: 19/12/2025 12:15

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