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“Miracolo” in aeroporto: i passeggeri in sedia a rotelle si alzano e camminano

Pubblicato: 20/12/2025 17:17

Su alcune rotte intercontinentali la scena è ormai ricorrente: decine di passeggeri in sedia a rotelle in fila per l’imbarco. Numeri che, in certi casi, arrivano a coinvolgere un terzo dei viaggiatori a bordo, sollevando interrogativi su un fenomeno in forte crescita e sempre più discusso nel mondo dell’aviazione.
Il 4 febbraio scorso, sul volo Air India 127 da Delhi a Chicago, 97 passeggeri su 335 hanno richiesto l’imbarco con assistenza tramite carrozzina. Due settimane dopo, sulla stessa rotta, il dato è salito a 99 viaggiatori, ancora una volta circa un terzo del totale.
Situazioni analoghe si sono registrate nel marzo 2025 sul collegamento Delhi–New York, con 89 passeggeri in sedia a rotelle, e su varie rotte intercontinentali da e per il Centro e Sud America, dove non è raro contare 30-40 richieste di assistenza per singolo volo.

Il confronto con i dati OMS e l’allarme delle compagnie aeree

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, circa l’1% della popolazione mondiale è «probabilmente» destinato ad aver bisogno di una sedia a rotelle per facilitare la mobilità. Un dato che stride con quanto accade quotidianamente negli aeroporti, dove su alcune tratte la percentuale di passeggeri assistiti arriva a superare il 30%. A confermare il trend è la Iata, la principale associazione internazionale delle compagnie aeree, che segnala un aumento annuo del 30% delle richieste di assistenza nei grandi aeroporti.
Le domande di carrozzine risultano più frequenti in specifiche aree geografiche, in particolare sui voli da e per India, Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti ed Europa. Secondo la Iata, molte richieste arrivano da passeggeri che non hanno disabilità fisiche, ma dichiarano di non sentirsi sicuri nel muoversi all’interno di aeroporti molto affollati. Chi lavora negli scali e nelle compagnie, però, è meno diplomatico: «C’è un abuso sistematico del servizio», denunciano operatori e addetti ai lavori.

Code saltate e “miracle walkers”

Il tema è delicato, perché riguarda un servizio essenziale per chi ha reali difficoltà motorie. Tuttavia, il fenomeno è diventato quotidiano. L’assistenza con sedia a rotelle consente infatti di saltare le code ai controlli di sicurezza, ai varchi di frontiera e all’imbarco.
In diversi casi, una volta saliti sull’aereo, alcuni passeggeri si alzano e camminano autonomamente. Altri lo fanno allo sbarco, nonostante in teoria chi utilizza l’assistenza dovrebbe scendere per ultimo. Tra il personale aeroportuale circola ormai un soprannome ironico: “miracle walkers”, i “camminatori miracolosi”. Un’ironia che nasconde però frustrazione, perché l’abuso rischia di penalizzare chi ha davvero bisogno del servizio.

Un vantaggio pratico (e non solo), il costo dell’assistenza, pagato da tutti

Oltre a velocizzare il percorso in aeroporto, l’utilizzo della carrozzina garantisce spesso l’accesso prioritario all’aereo e quindi più spazio in cappelliera, evitando di dover imbarcare il bagaglio a mano in stiva. Un dettaglio non secondario per molti viaggiatori abituali. Il servizio di assistenza ai passeggeri con disabilità o mobilità ridotta ha un costo che viene ripartito su tutti i biglietti aerei. Ogni passeggero contribuisce, anche se non utilizza il servizio.
Secondo alcune simulazioni, su un volo Milano–Francoforte ogni viaggiatore paga 1,02 euro, mentre su un Milano–New York il contributo sale a 1,28 euro. Una cifra apparentemente minima, che però moltiplicata per milioni di passeggeri finanzia un sistema sempre più sotto pressione.
Il boom delle richieste di sedie a rotelle pone quindi un problema complesso: tutelare chi ha realmente bisogno di assistenza, senza trasformare il servizio in una scorciatoia sistematica per aggirare code e disagi. Un equilibrio delicato, che aeroporti e compagnie saranno chiamati a gestire in un contesto di traffico aereo in costante crescita.

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