
L’industria automobilistica globale torna sull’orlo di una crisi produttiva che sembrava superata. A distanza di pochi anni dal collasso delle catene di fornitura tra il 2020 e il 2023, una nuova emergenza semiconduttori sta mettendo sotto pressione i principali costruttori mondiali, con linee di montaggio rallentate o ferme e il rischio concreto di nuovi stop industriali. Al centro della tempesta c’è Nexperia, azienda olandese di semiconduttori controllata dal gruppo cinese Wingtech Technology, i cui chip sono oggi bloccati in Cina a causa di una escalation di tensioni geopolitiche tra Pechino ed Europa.
Nexperia, il fornitore “invisibile” ma cruciale
Nexperia non produce chip avanzati per intelligenza artificiale o guida autonoma. La sua forza sta nei semiconduttori di base, come diodi e transistor, componenti tecnologicamente semplici ma assolutamente indispensabili per qualsiasi veicolo moderno.
Questi chip sono presenti ovunque: nei tergicristalli, nelle chiusure centralizzate, nei sensori di sicurezza, nei circuiti di alimentazione. Secondo la MEMA, l’associazione dei fornitori automobilistici statunitensi, ogni automobile contiene tra 300 e 600 di questi componenti. Senza di essi, l’assemblaggio non può essere completato.
Produzione auto: il blocco cinese e la reazione a catena
La crisi nasce a fine settembre, quando il governo dei Paesi Bassi decide di assumere il controllo diretto di Nexperia, temendo che la gestione cinese potesse ridurre la presenza industriale dell’azienda in Europa. La risposta di Pechino arriva rapidamente: il 4 ottobre le autorità cinesi bloccano l’export dei chip Nexperia.
Il nodo è strutturale. Anche se la produzione dei semiconduttori avviene in Europa, circa il 70% del confezionamento – fase finale indispensabile prima della vendita – viene effettuato in Cina. Il risultato è un collo di bottiglia immediato che paralizza l’intera filiera.
Come ha spiegato Collin Shaw, presidente della MEMA, le catene di fornitura dell’auto sono costruite su logiche just-in-time: “Con componenti così diffusi, i problemi possono esplodere in due o quattro settimane”.
Fabbriche rallentate e stop produttivi
Gli effetti sono già visibili. Honda ha ridotto o sospeso la produzione in diversi stabilimenti del Nord America. Volkswagen ha segnalato possibili ritardi su vari modelli assemblati in Germania. General Motors e Bosch sono impegnate in una corsa contro il tempo per trovare fornitori alternativi.
Il gruppo francese Valeo ha dichiarato di aver individuato sostituti per circa il 95% dei chip Nexperia, ma resta il problema delle omologazioni: ogni nuovo componente deve essere approvato dai costruttori, un processo che può richiedere settimane, se non mesi.
Una lezione non imparata: un rischio sistemico per l’auto europea
La vicenda mette in luce una fragilità strutturale mai davvero risolta. Dopo la crisi dei chip esplosa con il Covid, governi e aziende avevano promesso catene di fornitura più resilienti e diversificate. La realtà dimostra che la dipendenza da pochi snodi strategici resta elevatissima. Come ha osservato Akshay Baliga di AlixPartners: “Non sono i chip più sexy del mondo, ma sono quelli di cui tutti si accorgono solo quando mancano”.
Quella che sembra una crisi tecnica è in realtà politica, industriale e geopolitica. Il caso Nexperia mostra quanto l’industria dell’auto – pilastro dell’economia europea – sia esposta alle tensioni tra Occidente e Cina. Se il blocco dovesse protrarsi, il rischio non è solo di ritardi temporanei, ma di una nuova fase di produzione a singhiozzo, con costi crescenti, veicoli in ritardo e un settore che torna a muoversi sul filo dell’emergenza.


