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Calcio in lutto, è morto il campione mondiale: “Addio, non ti dimenticheremo”

Pubblicato: 25/12/2025 16:01

A 72 anni è morto John Robertson, figura centrale della storia del Nottingham Forest e protagonista assoluto di una delle pagine più affascinanti del calcio europeo. L’ex calciatore scozzese è stato uno degli uomini simbolo della squadra guidata da Brian Clough, capace di vincere per due volte consecutive la Coppa dei Campioni, impresa entrata nella leggenda. Proprio Clough lo aveva definito il ‘Picasso del calcio’, sottolineandone l’eleganza tecnica e la capacità di decidere le partite con gesti apparentemente semplici ma decisivi.

La scomparsa di Robertson riporta alla memoria un’epoca irripetibile, in cui il Nottingham Forest seppe imporsi contro le grandi potenze del continente grazie a un gruppo compatto e a singoli di straordinaria qualità. Tra questi, lo scozzese rappresentava il talento creativo, l’uomo in grado di accendere il gioco e cambiare il destino di una finale con un tocco o un inserimento improvviso.

Le Coppe dei Campioni vinte con il Nottingham Forest

Il nome di John Robertson è indissolubilmente legato alle due Coppe dei Campioni conquistate dal Nottingham Forest nel 1979 e nel 1980. Nel primo trionfo europeo, l’esterno scozzese fu determinante servendo l’assist decisivo a Trevor Francis nella finale vinta contro il Malmö, un episodio che segnò per sempre la storia del club inglese. L’anno successivo, nella finale contro l’Amburgo, fu invece Robertson a prendersi la scena, realizzando il gol che consegnò al Forest il secondo titolo consecutivo.

Nato in Scozia nel 1953, Robertson trascorse la parte più importante della sua carriera con la maglia del Nottingham Forest, con cui vinse complessivamente sette trofei. Ufficialmente soprannominato ‘Supertramp’, era però il paragone con Picasso a raccontare meglio la sua natura calcistica, fatta di intuizioni, dribbling e giocate capaci di spezzare gli equilibri. Con la nazionale scozzese partecipò ai Mondiali del 1982, lasciando il segno anche in quella competizione con un gol storico nella vittoria contro l’Inghilterra.

Dalla panchina ai successi con Celtic e Leicester

Conclusa la carriera da calciatore, John Robertson rimase nel mondo del calcio intraprendendo il percorso da allenatore. Per molti anni fu vice di Martin O’Neill, compagno di squadra ai tempi del Nottingham Forest, affiancandolo per circa quindici anni in diverse esperienze di alto livello. In questo ruolo contribuì a risultati significativi, in particolare con il Leicester, che nel 1997 conquistò il primo trofeo della sua storia, e con l’Aston Villa.

Il periodo più vincente arrivò però con il Celtic Glasgow, dove Robertson fu parte integrante di uno staff capace di dominare il campionato scozzese nella serrata rivalità con i Rangers. Con il Celtic raggiunse anche la finale di Coppa Uefa, persa per 3-2 contro il Porto allenato da un allora giovane José Mourinho, in una partita rimasta impressa nella memoria dei tifosi.

A conferma del legame profondo con il suo passato, circa dieci anni fa i tifosi del Nottingham Forest lo elessero come giocatore più amato della storia del club. Un riconoscimento che sintetizza l’eredità lasciata da John Robertson, artista del pallone e protagonista di un calcio che ancora oggi viene ricordato come irripetibile.

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