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Spese Camera e Senato, il taglio dei deputati non fa risparmiare: ecco i conti

Pubblicato: 26/12/2025 17:23

La riforma che ha ridotto il numero dei deputati da 630 a 400 doveva rappresentare il segnale più concreto di una politica più sobria e attenta ai costi. L’obiettivo dichiarato era quello di alleggerire il peso del Parlamento sulle finanze pubbliche, restituendo ai cittadini l’immagine di istituzioni più snelle. A distanza di una legislatura, però, i numeri raccontano una realtà più articolata, nella quale il risparmio atteso appare meno evidente di quanto annunciato.

L’analisi dei documenti contabili approvati dalla Camera dei deputati mostra come la riduzione degli eletti non abbia prodotto una diminuzione automatica della spesa complessiva. Al contrario, il confronto tra i periodi precedenti e successivi alla riforma evidenzia una crescita dei costi, influenzata da diversi fattori strutturali. Taglio dei deputati e spesa parlamentare restano così al centro di un dibattito che si misura soprattutto sui dati di bilancio.

Nel quinquennio compreso tra il 2017 e il 2021, la spesa annua della Camera si attestava poco sopra il miliardo di euro, con una media di circa 1.034 milioni. Nel periodo successivo, tra il 2022 e il 2024, i rendiconti mostrano valori più elevati, con una media che supera 1,29 miliardi di euro. Nel solo 2024, la spesa complessiva di Montecitorio ha raggiunto circa 1,26 miliardi di euro, mentre quella riferita alle sole attività funzionali si è fermata intorno ai 967 milioni. Un dato che, se letto senza le dovute distinzioni, rischia di generare confusione ma che conferma una tendenza di lieve ma costante crescita della spesa.

L’effetto sui costi e la spesa pro capite

L’impatto più immediato della riforma non si è tradotto in una riduzione della massa complessiva dei costi, bensì in un aumento della spesa pro capite. Alcune voci di bilancio, rimaste sostanzialmente stabili, pesano ora su un numero inferiore di parlamentari. È il caso del contributo unico e onnicomprensivo destinato ai gruppi parlamentari, che negli ultimi esercizi si è mantenuto intorno ai 30,9 milioni di euro, determinando un incremento delle risorse disponibili per ciascun eletto.

A difesa della riforma interviene il questore di Montecitorio Filippo Scerra, esponente del Movimento 5 Stelle, che sottolinea come senza il taglio dei parlamentari la spesa complessiva sarebbe stata più elevata. Secondo Scerra, la riduzione degli eletti ha inciso direttamente su una voce specifica di bilancio, producendo un risparmio di circa 50 milioni di euro legato alle indennità dei parlamentari non più in carica. L’aumento di altre spese, spiega, è stato determinato soprattutto dall’inflazione, in particolare nel biennio 2021-2022, mentre le spese di funzionamento avrebbero mostrato un quadro di sostanziale contenimento.

Sulla stessa linea si colloca il questore Paolo Trancassini di Fratelli d’Italia, che parla di una spesa complessiva rimasta sostanzialmente invariata nonostante gli aumenti generalizzati dei costi. Secondo Trancassini, questo dato dimostrerebbe una gestione attenta delle risorse, anche alla luce della ripresa dei concorsi e delle assunzioni alla Camera, ferme da anni, senza che ciò abbia comportato incrementi significativi dei conti complessivi.

Al Senato conti più stabili

Diverso appare il quadro al Senato, dove l’andamento della spesa risulta più lineare. Al netto dell’effetto dell’inflazione, che ha favorito rinegoziazioni al ribasso con i fornitori esterni, la dotazione prevista per il 2025 resta invariata rispetto al 2024. L’importo complessivo, pari a 505 milioni di euro, è lo stesso del 2011 e risulta ridotto di 21,6 milioni rispetto a quell’anno, per una contrazione che dalla scorsa legislatura sfiora i 302 milioni di euro.

Le carte approvate a metà dicembre evidenziano anche una riduzione delle spese di funzionamento di Palazzo Madama, inferiore all’1% rispetto all’anno precedente. Dal 2012 a oggi, il carico finanziario del Senato sulla finanza pubblica si è ridotto complessivamente di oltre 460 milioni di euro, grazie sia al taglio strutturale della dotazione annua sia a processi di razionalizzazione della spesa che hanno prodotto risparmi aggiuntivi negli ultimi anni.

Dal rendiconto del 2024 emerge infine che la spesa complessiva del Senato si è fermata a poco meno di 495,4 milioni di euro, un valore inferiore alle previsioni iniziali di bilancio. Tra gli interventi programmati figura anche la realizzazione di un centro visitatori nei locali di Piazza delle Cinque Lune, segnale di una programmazione che, pur mantenendo i conti sotto controllo, continua a investire su nuove funzioni istituzionali.

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Ultimo Aggiornamento: 26/12/2025 17:24

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