
Una vita divisa tra cinema, moda e musica, seguita da un secondo capitolo dedicato interamente alla difesa dei diritti degli animali. Con la morte di Brigitte Bardot, avvenuta oggi all’età di 91 anni, si apre ora il tema del suo patrimonio, costruito in decenni di carriera e pianificato con largo anticipo.
Secondo stime non ufficiali, la fortuna dell’attrice francese ammonterebbe a decine di milioni di dollari. Un dato che, pur non certificato, conferma l’entità di un lascito preparato con attenzione e indirizzato quasi esclusivamente verso la sua storica battaglia animalista.
La scelta di Bardot è stata netta: destinare la maggior parte dei beni alla Fondation Brigitte Bardot, l’organizzazione da lei fondata nel 1986 nella sua villa di Saint-Tropez, nata con l’obiettivo di tutelare e proteggere gli animali in Francia e nel mondo.

Nel corso degli anni, l’attrice ha progressivamente trasferito beni e risorse alla fondazione. Dalla casa di campagna di Bazoches alla celebre La Madrague, di cui aveva conservato il solo usufrutto, fino ai diritti d’autore di libri, canzoni e opere artistiche, tutto è stato ricondotto a una precisa pianificazione patrimoniale militante.
Un capitolo delicato riguarda il rapporto con il figlio Nicolas-Jacques Charrier, nato dalla relazione con l’attore Jacques Charrier. Un legame segnato a lungo da incomprensioni, come raccontato dalla stessa Bardot nella sua autobiografia, anche se negli ultimi anni i rapporti si erano in parte ricomposti.
Dal punto di vista giuridico, la legge francese tutela comunque i figli attraverso la réserve héréditaire, una quota minima del patrimonio che non può essere esclusa dal testamento. Per questo motivo, l’attrice avrebbe anticipato in vita gran parte delle risorse alla fondazione, riducendo l’asse ereditario diretto.

Secondo le stime di Celebrity Net Worth, rilanciate dalla stampa francese, il patrimonio residuo di Brigitte Bardot si aggirerebbe intorno ai 65 milioni di dollari, una cifra importante ma inferiore a quella di altre icone internazionali, proprio per via dei continui trasferimenti alla fondazione.
I diritti legati al nome Brigitte Bardot, dal cinema alla moda, dall’editoria alla musica, hanno continuato a generare entrate anche dopo il suo ritiro dalle scene nel 1973, contribuendo nel tempo al finanziamento delle attività animaliste.
Al centro del lascito resta dunque la Fondation Brigitte Bardot, riconosciuta di pubblica utilità nel 1992 e sostenuta in gran parte da lasciti testamentari. Un’eredità che va oltre il valore economico e che consacra definitivamente Bardot non solo come icona culturale, ma come figura simbolo della lotta per i diritti degli animali.


