
ROMA – La bozza del decreto Ucraina ha iniziato a circolare nel pomeriggio nelle chat dei ministri, alla vigilia del Consiglio dei ministri convocato per domani alle 15, ultimo appuntamento prima di San Silvestro. Il testo rappresenta un compromesso politico costruito dopo settimane di trattative riservate, tensioni pubbliche e continui aggiustamenti lessicali tra le forze di maggioranza.
L’intesa consente a Giorgia Meloni di evitare uno scontro frontale all’interno del governo, soprattutto con la Lega di Matteo Salvini, che fino a poche settimane fa minacciava l’astensione su uno dei provvedimenti più delicati di politica estera. Un rischio politico che avrebbe pesato simbolicamente alla vigilia delle festività di fine anno.
Il Carroccio incassa innanzitutto una modifica formale ma significativa: dal titolo del decreto scompare l’aggettivo “militare”. Il testo fa ora riferimento alla cessione di mezzi, materiali ed equipaggiamenti in favore delle autorità governative e della popolazione dell’Ucraina, segnando una discontinuità rispetto ai decreti precedenti.
Nei provvedimenti degli anni scorsi, a partire da quello varato dal governo Draghi all’inizio del conflitto, si parlava esplicitamente di materiali ed equipaggiamenti militari. Questa volta la scelta lessicale è diversa, anche se nella sostanza il sostegno armato a Kiev resta confermato fino al 31 dicembre 2026, previo atto di indirizzo delle Camere.
Nel corpo del decreto, infatti, si ribadisce la possibilità di cedere mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari, ma viene introdotta un’aggiunta richiesta dalla Lega: la priorità andrà a quelli logistici, sanitari, ad uso civile e di protezione dagli attacchi aerei, missilistici, con droni e cibernetici.
Questa formulazione è il risultato di un negoziato complesso. Salvini spingeva per limitare gli aiuti a un perimetro prevalentemente civile, mentre il ministro della Difesa Guido Crosetto e il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari hanno difeso la necessità strategica del supporto militare a un Paese invaso, ancora colpito dagli attacchi russi.
La soluzione finale tiene insieme le due linee: si parla di priorità agli aiuti logistici e civili, ma si includono anche strumenti militari destinati alla protezione dei civili, come i sistemi di difesa aerea, i droni e le tecnologie per la sicurezza cibernetica.
Il decreto interviene anche sul fronte umanitario. Al comma 2 dell’articolo 1 viene prorogata fino al 4 marzo 2027 la protezione speciale per i cittadini ucraini presenti in Italia prima della guerra o arrivati dopo l’invasione russa, confermando l’impegno del Paese sul piano dell’accoglienza.
All’articolo 2 compare infine una novità per il mondo dell’informazione: un fondo da 600mila euro, a valere sul Fondo unico per il pluralismo, per sostenere l’assicurazione dei giornalisti freelance impegnati sul campo. Il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare il testo in una seduta lampo; poi toccherà al Parlamento ratificarlo entro due mesi, mentre dalla Lega assicurano che non ci saranno defezioni.


