
Si è concluso il vertice tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky ospitato a Mar-a-Lago, in Florida. L’incontro ha rappresentato il primo faccia a faccia diretto tra i due leader dallo scorso ottobre e arriva in una fase cruciale dei negoziati per porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina.
Al termine del colloquio, entrambi i presidenti hanno tenuto una conferenza stampa congiunta, tracciando un quadro di cauto ottimismo, pur riconoscendo che restano nodi politici e territoriali irrisolti, in particolare quello del Donbass.
Trump: “Vicini a una soluzione, ma restano questioni spinose”
Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che le parti sono “molto vicine a una soluzione”, ma ha ammesso che persistono “una o due questioni spinose” che impediscono la chiusura definitiva dell’accordo. Tra queste, Trump ha indicato esplicitamente il Donbass, definito il principale ostacolo rimasto sul tavolo.
Trump ha aggiunto che nelle prossime settimane sarà chiaro se la guerra potrà davvero concludersi e ha spiegato di comprendere la posizione di Vladimir Putin sulla tregua. Secondo il presidente americano, il leader russo sarebbe contrario a un cessate il fuoco immediato perché ritiene che una pausa ora finirebbe per avvantaggiare militarmente Kiev.
President Donald J. Trump welcomes Ukrainian President Zelenskyy to discuss ending the war in Ukraine.
— The White House (@WhiteHouse) December 28, 2025
“It’ll either end, or it will go on for a LONG time!” pic.twitter.com/mS8cKRGq52
Zelensky: “Accordo al 90%, risultati importanti”
Dal canto suo, Volodymyr Zelensky ha parlato di “grandi risultati” emersi dal vertice e ha affermato che esiste già un’intesa sul 90% dell’accordo complessivo. Il presidente ucraino ha confermato che il confronto con Trump è stato costruttivo, pur riconoscendo che le questioni territoriali restano le più delicate.
Aggiornati i leader europei dopo il vertice
Subito dopo il bilaterale, Trump e Zelensky hanno partecipato a una videoconferenza con i leader europei. Tra i partecipanti figuravano la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il premier britannico Keir Starmer, il cancelliere tedesco Frederik Merz, il presidente francese Emmanuel Macron, il segretario generale della Nato Mark Rutte, oltre ai leader di Finlandia e Norvegia.
Trump ha elogiato l’impegno europeo, ricordando che i Paesi Ue hanno investito ingenti risorse per sostenere l’Ucraina. “Lo fanno anche per loro stessi”, ha sottolineato, evidenziando la centralità strategica dell’Ucraina per l’Europa. Il presidente Usa ha poi rimarcato la distanza geografica degli Stati Uniti dal conflitto, ribadendo però la volontà di “lavorare insieme per salvare vite”.
Zelensky e l’ipotesi referendum
Nel corso delle dichiarazioni ai media, Zelensky ha affrontato anche il tema della legittimazione interna del piano di pace, spiegando che l’Ucraina potrebbe ricorrere a un referendum, ma non necessariamente. “Possiamo fare il referendum oppure no”, ha affermato, indicando come alternative il voto parlamentare o una consultazione popolare.
Secondo il leader ucraino, la scelta spetta alla società ucraina, poiché “la terra appartiene a molte generazioni, non a una sola persona”. Zelensky ha però precisato che, per indire un referendum, Kiev chiederebbe alla Russia almeno 60 giorni di tregua, una condizione che rende la posizione di Washington non del tutto compatta.
Il piano di pace e le concessioni territoriali
Il piano in 20 punti, frutto di settimane di negoziati tra Stati Uniti e Ucraina, non ha ancora l’approvazione di Mosca. I colloqui di Mar-a-Lago si sono svolti inoltre all’indomani di un massiccio attacco russo con missili e droni su Kiev, elemento che ha ulteriormente complicato il contesto.
Il piano ipotizza la fine delle ostilità lungo le attuali linee del fronte, con la possibile creazione di zone cuscinetto smilitarizzate e un parziale arretramento delle forze ucraine a est. Kiev, in questo schema, riconoscerebbe la possibilità di concessioni territoriali, ma senza ritirarsi dal 20% della regione di Donetsk che controlla ancora, punto centrale delle rivendicazioni russe.
La telefonata Trump-Putin prima del vertice
Prima dell’incontro con Zelensky, Trump ha avuto una telefonata con Vladimir Putin, definita dallo stesso presidente americano “buona e molto produttiva” in un messaggio pubblicato su Truth. Non sono stati forniti dettagli sui contenuti del colloquio.
Secondo i media russi, si è trattato della nona conversazione telefonica tra i due leader dall’inizio dell’anno. In precedenza, all’inizio di dicembre, Putin aveva ricevuto al Cremlino l’inviato speciale Usa Steve Witkoff e Jared Kushner, genero di Trump, per discutere un’iniziativa di pace che però non aveva portato a un compromesso.
Il vertice di Mar-a-Lago segna dunque un passaggio cruciale, ma non ancora definitivo, nel tentativo di chiudere uno dei conflitti più complessi degli ultimi decenni.


