
Il Natale e la chiusura delle scuole hanno temporaneamente rallentato la diffusione dell’influenza, ma il livello di circolazione dei virus respiratori resta elevato e potrebbe tornare a crescere nelle prossime settimane. È quanto emerge dall’ultimo rapporto della sorveglianza RespiVirNet, pubblicato dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e riferito alla settimana dal 22 al 28 dicembre.
Incidenza in calo, ma il dato potrebbe essere sottostimato
Secondo il bollettino, l’incidenza totale delle infezioni respiratorie acute è stata pari a 14,5 casi per 1.000 assistiti, in diminuzione rispetto ai 17,1 della settimana precedente. Nello stesso periodo sono stati stimati circa 820mila nuovi casi, portando il totale dall’inizio della sorveglianza a circa 6,7 milioni di contagi.
L’incidenza più alta si conferma nella fascia 0-4 anni, con circa 39 casi per 1.000 assistiti, dato che riflette il ruolo centrale dei bambini nella trasmissione stagionale dei virus influenzali.
Perché i contagi diminuiscono e cosa può succedere a gennaio
Il calo osservato, spiegano gli esperti dell’Iss, potrebbe non rappresentare un reale rallentamento dell’epidemia. «La diminuzione – sottolineano – è probabilmente legata alle minori segnalazioni dei medici di famiglia durante la settimana di Natale e alla chiusura delle scuole». La flessione è infatti più evidente nei dati della sorveglianza territoriale rispetto a quelli ospedalieri. Con la ripresa delle attività scolastiche e lavorative, l’incidenza potrebbe tornare a salire o comunque rimanere su livelli elevati anche nelle prossime settimane.
Le regioni più colpite dall’influenza
L’analisi territoriale mostra una situazione molto diversificata. L’intensità dell’influenza è molto alta in Sicilia, alta in Campania, media in Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo, Umbria e Puglia, bassa in tutte le altre regioni Nella settimana analizzata si registra un alto tasso di positività tra le persone con infezioni respiratorie, soprattutto in ambito ospedaliero. La positività per influenza è pari al 22,2% nella comunità e al 50,3% negli ospedali.
Aumentano i casi gravi: pesa la mancata vaccinazione
La sorveglianza delle forme gravi e complicate di influenza evidenzia un aumento dei casi nella settimana 51 (16-22 dicembre) rispetto allo stesso periodo della stagione precedente. Il sottotipo più frequente tra i casi gravi è A(H3N2). Un dato rilevante riguarda la copertura vaccinale: la maggior parte dei casi gravi segnalati interessa persone non vaccinate, confermando il ruolo protettivo della vaccinazione soprattutto nelle fasce più fragili.
La variante K tra i ceppi influenzali in circolazione
Per quanto riguarda la caratterizzazione dei virus, nella comunità e nel flusso ospedaliero risulta nettamente prevalente il virus A(H3N2) rispetto all’A(H1N1)pdm09. Non sono stati identificati campioni di influenza A “non sottotipizzabile”, elemento che esclude al momento segnali di circolazione di ceppi aviari.
Le analisi di sequenziamento genetico indicano che, tra i virus A(H3N2) attualmente in circolazione in Italia, il subclade K è nettamente predominante. Per i ceppi H1N1pdm09, invece, tutti i campioni analizzati appartengono al subclade D.3.1, incluso nel clade 5a.2a.1, lo stesso dei ceppi contenuti nei vaccini stagionali.


