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“Dov’è il mio amico?”. Crans-Montana, Filippo viene estubato: la domanda da brividi

Pubblicato: 04/01/2026 16:30

La notte di Capodanno segnata dall’incendio a Crans-Montana continua a lasciare ferite profonde tra chi è sopravvissuto all’esplosione nel locale Le Constellation. A distanza di giorni, il bilancio umano resta drammatico, ma dai reparti ospedalieri arrivano anche segnali di cauto miglioramento per alcuni dei giovani rimasti coinvolti. Le condizioni dei feriti italiani restano al centro dell’attenzione, mentre prosegue il delicato lavoro dei medici e degli operatori sanitari.

Tra le storie che più colpiscono c’è quella di Filippo, uno dei ragazzi sopravvissuti. Dopo giorni di ricovero, il giovane è stato estubato all’ospedale Niguarda di Milano, dove è seguito insieme agli altri pazienti trasferiti dalla Svizzera. Le sue prime parole, pronunciate appena ripresa conoscenza, sono state una domanda carica di dolore e smarrimento: «Dov’è il mio amico?», riferendosi a uno dei sei italiani morti nell’esplosione.

Il medico Franz Wilhelm Baruffaldi Preis, intervenuto in diretta televisiva, ha raccontato l’emozione del momento, spiegando quanto sia stato importante poter finalmente sentire Filippo parlare. Per tranquillizzarlo, i sanitari gli hanno detto che l’amico si trovava nella stanza accanto, un gesto necessario per proteggerlo in una fase ancora estremamente fragile dal punto di vista clinico e psicologico.

Le condizioni dei feriti e i trasferimenti al Niguarda

Dopo l’esplosione, sono stati 119 i feriti soccorsi e distribuiti nei vari ospedali svizzeri. I pazienti italiani, una volta stabilizzati, sono stati progressivamente trasferiti al Niguarda, centro di riferimento per questo tipo di emergenze. Nel pomeriggio di domenica 4 gennaio 2026 è atteso l’arrivo di altri due sopravvissuti italiani dalla Svizzera, che andranno ad aggiungersi ai giovani già ricoverati.

Baruffaldi Preis ha spiegato che le ultime giornate sono state particolarmente intense. I medici stanno cercando di intervenire il prima possibile per ricostruire i tessuti danneggiati, con l’obiettivo di favorire un recupero più rapido. Nonostante la gravità delle lesioni, secondo i sanitari diversi pazienti potrebbero andare incontro a un miglioramento significativo in tempi relativamente brevi, pur restando sotto stretta osservazione.

Il peso emotivo dell’emergenza sui sanitari

All’interno dell’ospedale è stato attivato anche un supporto psicologico per assistere non solo i pazienti, ma anche le loro famiglie. Il personale del Niguarda è abituato a gestire maxi emergenze, ma questa tragedia ha messo a dura prova anche chi è abituato a lavorare sotto pressione.

Lo stesso Baruffaldi Preis ha ammesso che alcuni operatori stanno vivendo momenti di forte stanchezza emotiva, parlando apertamente di burnout. Dal punto di vista tecnico, ha spiegato, l’équipe sa come intervenire, ma affrontare il dolore dei ragazzi e dei loro genitori resta una sfida umana enorme. Un peso che, come ha confidato il medico, diventa ancora più difficile da sostenere quando si è genitori e ci si trova a dover parlare con le famiglie colpite da una perdita così devastante.

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