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Rogo a Crans-Montana, perché i gestori non sono stati arrestati: cosa dicono polizia e procura

Pubblicato: 05/01/2026 07:15

CRANS-MONTANA. L’inchiesta sul rogo di Capodanno che ha devastato il locale Le Constellation entra in una fase cruciale, mentre resta una domanda che continua a circolare con forza: perché i gestori non sono stati arrestati. A chiarirlo è una nota ufficiale della Polizia cantonale vallese e della procuratrice generale Beatrice Pilloud, che fa il punto sullo stato delle indagini e sulle scelte procedurali adottate finora. Un passaggio tecnico, ma decisivo, che aiuta a capire come si muove la giustizia svizzera davanti a una tragedia che ha segnato profondamente Crans-Montana e l’intero Vallese. Nel frattempo, secondo quanto comunicato dalle autorità, tutte le vittime sono state identificate.

La pista delle fontane e le verifiche sul locale

Secondo quanto riferito dagli inquirenti, allo stato attuale l’incendio sarebbe collegato all’uso delle cosiddette fontane, dispositivi pirotecnici non metallici contenenti una composizione pirotecnica in grado di generare scintille e fiamme. È questa, al momento, la principale pista tecnica seguita dagli investigatori per ricostruire l’innesco del rogo. Le prime testimonianze parlano di un incendio che si è propagato in modo estremamente rapido, con una grande quantità di fumo e una violenta onda di calore, sviluppatasi in pochi istanti all’interno del locale.

L’inchiesta, spiegano polizia e procura, si concentrerà ora su un’analisi approfondita dei documenti acquisiti dal Comune e su una serie di verifiche chiave: la conformità dei lavori eseguiti dai gestori, i materiali utilizzati, la funzionalità delle vie di fuga, la presenza e l’efficienza dei mezzi di estinzione, oltre al rispetto delle norme antincendio. È su questi elementi che si gioca una parte centrale dell’accertamento delle eventuali responsabilità.

Nessun arresto: cosa sono le esigenze cautelari

Nel comunicato ufficiale viene affrontato anche il nodo più delicato: l’assenza di mandati di arresto nei confronti degli indagati Jacques Moretti e Jessica Maric. La spiegazione fornita è giuridica e riguarda le cosiddette esigenze cautelari. Secondo le autorità, allo stato attuale non sussistono i criteri necessari per disporre misure coercitive come la custodia cautelare.

In particolare, non emergerebbe alcun rischio di fuga: non vi sono elementi che facciano ritenere che gli indagati intendano sottrarsi al procedimento penale o a una possibile futura sanzione. Allo stesso modo, vengono esclusi sia il rischio di recidiva sia quello di inquinamento delle prove, giudicati non rilevanti in questa fase. Per questo motivo, spiegano polizia e procura, non sono state adottate misure restrittive personali, mentre l’inchiesta prosegue sul piano tecnico e documentale.

La linea delle autorità è chiara: l’indagine va avanti, senza accelerazioni forzate, seguendo i tempi e i criteri previsti dall’ordinamento svizzero, con l’obiettivo di chiarire fino in fondo cosa sia accaduto quella notte e se, e dove, si siano spezzate le catene di sicurezza che avrebbero dovuto evitare una tragedia di tali proporzioni.

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