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Enrico muore in vacanza, lo strazio degli amici: “Ha avuto un malore”

Pubblicato: 06/01/2026 20:18

Le tende abbassate e le luci spente raccontano più di qualsiasi parola l’assenza che pesa su Povegliano. Dietro quel bancone, dove aveva scelto di restare per portare avanti l’attività di famiglia, Enrico Fratton non tornerà più. Il suo cuore si è fermato all’improvviso nella notte di domenica a Budapest, dove si trovava in vacanza con alcuni amici.

Enrico Fratton, 25 anni, è morto così, lasciando una comunità sgomenta. Figlio di Giovanni Fratton e Sara Vantini, era partito venerdì per l’Ungheria e sarebbe dovuto rientrare domenica. Durante la notte, mentre si trovava in hotel, ha accusato un malore improvviso. L’amico in camera con lui si è accorto che faceva fatica a respirare e ha subito allertato il personale della struttura. Da lì la chiamata ai soccorsi e il rapido intervento dei sanitari, che hanno tentato a lungo le manovre di rianimazione. Nonostante gli sforzi, Enrico non ce l’ha fatta.

Si parla di arresto cardiaco, ma le autorità locali stanno proseguendo gli accertamenti: l’autopsia, già disposta, chiarirà con precisione le cause del decesso. Nel frattempo gli amici sono rientrati in Italia.

La notizia si è diffusa rapidamente a Povegliano, dove Enrico era conosciuto da tutti. Cresciuto tra le mura della storica gastronomia-macelleria “Masi”, vi lavorava e si stava preparando a raccogliere il testimone dal padre, con cui aveva un rapporto di confronto quotidiano e complicità. Oltre al punto vendita di Povegliano, gestiva con un collega il negozio di Villafranca di Verona, in via Quadrato, il Piccinini Carni, rilevato per lui dal padre.

Sempre allegro, scherzoso, pronto alla battuta, così lo ricordano i colleghi. «Quando entrava in negozio riusciva sempre a tirare su il morale a chiunque». A Villafranca i clienti lo consideravano una “macchietta”: entravano per acquistare, ma anche per assistere ai divertenti siparietti con il collega. Aveva saputo ricreare una bottega di famiglia, mettendoci cuore e passione.

E poi la vita in paese: il Bar Ai Portici per bere qualcosa con gli amici, e il Trieste, proprio di fronte alla macelleria dove andava ogni giorno. Esercenti e cittadini si sono stretti attorno alla famiglia, così come l’amministrazione comunale.

Povegliano in lutto

«Un dolore profondo e improvviso», dice la sindaca Roberta Tedeschi. «Un ragazzo stimato, cresciuto tra le mura della storica gastronomia di famiglia, presidio di relazioni e identità collettiva. È un vuoto che va ben oltre l’ambito familiare». Anche il parroco Giorgio Costa ha fatto visita alla famiglia, unendosi al silenzio e alla preghiera.

Commoventi le parole degli amici più stretti. «Enrico cercava sempre di buttare sul ridere i problemi», racconta Jacopo Serpelloni. «Con lui non esistevano momenti di imbarazzo. Era una persona che aiutava gli altri e capace di strappare un sorriso a chiunque. La sera prima della partenza per Budapest ci siamo salutati: “Ci vediamo domenica”. Un’ultima frase oggi dal sapore amarissimo».

«Era un ragazzo di compagnia, con la battuta sempre pronta», aggiunge Riccardo Martari. «Gran lavoratore, sincero e ben voluto da tutti. Aveva progetti per il futuro e una bella prospettiva davanti. Sportivo, aveva giocato a pallamano, frequentava la palestra, non mancava mai quando c’era da organizzare una cena tra amici veri. Amava conoscere gente nuova, vivere la vita e viaggiare. Nell’ultimo periodo si era dedicato anche alla pesca. Era un piacere passare il tempo con lui, anche solo per una chiacchiera».
Prima ancora che un amico, Enrico era un fratello.

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