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Venezuela, scatta la “guerra del petrolio”. La Russia scorta una petroliera con navi e sottomarini

Pubblicato: 07/01/2026 14:32

Sale di livello la guerra del petrolio tra Stati Uniti, Russia e Cina, con il Venezuela al centro di una partita sempre più geopolitica. Washington accelera sulle forniture, Mosca risponde schierando la Marina militare, Pechino rompe il silenzio e rivendica la sovranità di Caracas sulle proprie risorse naturali.

A innescare l’escalation è l’annuncio di Donald Trump, che ha comunicato l’arrivo negli Stati Uniti di tra 30 e 50 milioni di barili di petrolio venezuelano, per un valore stimato fino a 3 miliardi di dollari ai prezzi di mercato. Il greggio, ha scritto il presidente su Truth, sarà venduto e i proventi saranno «controllati dal presidente degli Stati Uniti» per essere destinati «al beneficio dei cittadini venezuelani e americani».

Trump ha anche dato mandato al segretario all’Energia Chris Wright di attuare «immediatamente» il piano. Il petrolio, ha precisato, sarà trasportato via mare e scaricato direttamente nei porti statunitensi, segnando un cambio di passo netto nella strategia americana verso Caracas.

Il ruolo di Mosca: “Una risposta immediata”

La condanna di Mosca è stata immediata, affidata a una nota del ministero dei Trasporti: “In acque internazionali vige la libertà di navigazione e nessuno Stato ha il diritto di usare la forza contro imbarcazioni regolarmente registrate nella giurisdizione di altre nazioni”. Il deputato del partito putiniano Russia Unita, Andrei Klishas, ha parlato di “un atto di pirateria”. Ma il segretario della Guerra Pete Hegseth ha ribadito: “Gli Stati Uniti continuano a imporre il blocco a tutte le navi della flotta ombra che trasportano illegalmente petrolio venezuelano per finanziare attività illecite, derubando il popolo venezuelano. Sarà consentito solo il commercio di energia legittimo e legale, come stabilito dagli Usa”. E infatti nei Caraibi è stata abbordata anche una seconda nave, la Sophia, salpata due giorni fa da un porto del Venezuela.

In questo quadro si inserisce il ruolo chiave di Chevron, l’unica major occidentale autorizzata a produrre ed esportare greggio venezuelano. La compagnia sta già inviando 11 petroliere verso i terminal di José e Bajo Grande, consolidando la propria posizione come canale strategico tra il Venezuela e le raffinerie degli Stati Uniti.

La mossa di Washington ha però provocato una reazione immediata della Cina. Pechino ha denunciato quella che definisce una violazione del diritto internazionale, ricordando che il Venezuela è «uno Stato sovrano con piena e permanente sovranità sulle sue risorse naturali». La portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning ha parlato di pressioni che «minano i diritti del popolo venezuelano».

La presa di posizione cinese pesa anche sul piano economico: Pechino acquistava oltre l’80% del petrolio venezuelano, un flusso che ora rischia di essere drasticamente ridimensionato dall’asse Washington–Caracas promosso dall’amministrazione Trump.

Gli Stati Uniti stanno tentando di sequestrare una petroliera collegata a Venezuela e Russia dopo oltre due settimane di inseguimento nell’Atlantico. Secondo i media statunitensi, all’operazione partecipano Guardia Costiera e forze militari americane; Russia Today riferisce inoltre che un elicottero con militari a bordo avrebbe cercato di atterrare sulla nave. L’unità, precedentemente chiamata Bella 1 e ora ribattezzata Marinera, ha cambiato bandiera adottando quella russa e avrebbe dipinto il tricolore sullo scafo per evitare un possibile abbordaggio.

In passato la petroliera aveva eluso il “blocco” statunitense contro le navi sanzionate e aveva respinto un precedente tentativo di ispezione al largo del Venezuela. Secondo società specializzate in monitoraggio navale e oil tracking, come Windward, la Marinera avrebbe trasportato greggio venezuelano ed è sospettata da Washington di violare il regime sanzionatorio, inclusi carichi di petrolio iraniano.

Media americani riportano che la Russia avrebbe inviato navi militari per scortarla e, in un caso, anche un sottomarino, mentre le autorità statunitensi valutano un nuovo intervento, preferendo il sequestro all’affondamento. Il Comando Sud degli Stati Uniti ha ribadito di essere pronto ad agire contro navi e soggetti sottoposti a sanzioni.

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Ultimo Aggiornamento: 07/01/2026 19:00

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