
La mattina scorreva come tante altre, con il rumore lontano delle auto e i passi frettolosi di chi si dirige al lavoro. Tra scrivanie, telefoni che squillano e macchine da caffè sempre in funzione, c’è chi cerca notizie, chi le racconta, chi dà forma agli eventi del giorno. In questo ritmo frenetico, pochi si fermano a pensare a chi, nel silenzio, plasma la nostra comprensione del mondo: chi scrive, indaga e osserva con occhi attenti, trasformando fatti e storie in conoscenza.
Chi dedica la propria vita a questo mestiere sa quanto sia fragile e preziosa ogni giornata: un articolo, un’intervista, un reportage possono cambiare prospettiva, accendere dibattiti, dare voce a chi non ce l’ha. Eppure, dietro le pagine stampate o lo schermo del computer, ci sono persone reali, con esperienze, emozioni e, talvolta, malattie e fatiche silenziose, che scandiscono il loro tempo tra lavoro e vita privata.
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Roma piange Chiara Valentini
È proprio in questo contesto che si inserisce la scomparsa di Chiara Valentini, giornalista, scrittrice e saggista, avvenuta oggi a Roma all’età di 84 anni. Nata a Parma il 16 luglio 1941, Valentini ha rappresentato per decenni una delle voci più autorevoli del giornalismo italiano, con un impegno costante sulla condizione delle donne, sulla politica e sulla cultura. Era stata a lungo firma di Panorama e L’Espresso e si era distinta come biografa di Enrico Berlinguer.
Valentini era anche la moglie di Aldo Tortorella, storico dirigente del PCI, scomparso a 98 anni nel 2025, che l’aveva assistita durante la malattia che l’aveva colpita dal 2021. La figlia Teresa ha dato l’annuncio della scomparsa, ricordandola come “giornalista libera, rigorosa, femminista, convinta e madre libera”, salutando la madre con “infinito amore e gratitudine per la strada che ha aperto a lei e a tante altre donne”. I funerali si svolgeranno in forma privata a Parma.

Una carriera segnata dalla passione per il giornalismo
La carriera di Chiara Valentini inizia con la laurea in giurisprudenza, con una tesi sul delitto d’onore, ma ben presto la sua attenzione si sposta verso la cultura e la comunicazione. Durante gli anni universitari partecipa all’organizzazione del Festival internazionale del Teatro sperimentale e universitario (Fitu) e fonda, assieme a colleghi, la rivista Teatro Festival, avanguardia della cultura giovanile e teatrale. Successivamente collabora con Il Corriere della Sera, partecipa al concorso Rai del 1968 e inizia l’apprendistato con professionisti del calibro di Nuccio Fava, Giancarlo Saltalamassi, Paolo Frajese, Bruno Pizzul e Bruno Vespa.
Negli anni successivi entra in Panorama, dove si occupa di contestazione, femminismo e cultura, diventando il primo caposervizio donna nel settore cultura. Pubblica libri fondamentali come La storia di Dario Fo (1977), Dall’interno della guerriglia (1978) e Care compagne (1979), approfondendo temi politici e sociali con rigore e indipendenza.

Femminismo e impegno civile
Trasferitasi a Roma a metà anni ’80, Valentini segue la politica nazionale e intervista protagonisti del panorama politico come Pietro Ingrao, Giulio Andreotti, Sandro Pertini, Giorgio Napolitano, Bettino Craxi e Enrico Berlinguer, di cui pubblica due biografie. Successivamente al L’Espresso, si occupa della crisi del PCI e della trasformazione post-Muro di Berlino, e negli anni ’90 approfondisce la condizione delle donne, con opere come L’arma dello stupro (1993) e Le donne fanno paura (1997).
Fondatrice del gruppo Controparola, Chiara Valentini ha lasciato un segno indelebile nel giornalismo femminista, nelle battaglie civili e nella scrittura rigorosa e indipendente, stimolando colleghi e lettrici a indagare, comprendere e raccontare con onestà. Il suo impegno rimane oggi un punto di riferimento per chi crede nella forza della parola e nella responsabilità del giornalismo.


