
Ci sono libri che discutono una tesi. Altri che cercano di restituire una parola al suo significato originario. La Costituzione non è di sinistra di Antonio Polito appartiene a questa seconda specie, più rara e forse più necessaria.
Da molti anni, in Italia, la Costituzione è diventata qualcosa di diverso da ciò che i suoi autori avevano immaginato. Non soltanto una legge fondamentale, non soltanto l’architettura giuridica della Repubblica, ma una sorta di territorio simbolico sul quale le forze politiche combattono le proprie battaglie. Ogni parte ne rivendica la proprietà morale. Ognuna vi cerca una conferma delle proprie convinzioni. Così il testo nato per unire finisce spesso per dividere.
Antonio Polito parte da questa singolare metamorfosi. E tenta un’operazione che può apparire semplice ma che, nel clima politico contemporaneo, possiede qualcosa di controcorrente: restituire la Costituzione alla sua natura pluralistica.
Una Carta nata dall’incontro di culture diverse
Il libro ruota attorno a una constatazione elementare e tuttavia dimenticata. La Costituzione italiana non nacque dalla vittoria di una cultura politica sulle altre. Nacque invece dal loro incontro. Cattolici, liberali, socialisti, comunisti, azionisti portarono nella Carta le proprie idee, le proprie diffidenze, persino le proprie paure. Quello che leggiamo oggi non è il monumento di una parte, ma il compromesso alto tra tradizioni differenti.
Polito ricostruisce questa vicenda con il tono del giornalista che conosce la storia e diffida delle semplificazioni. Dietro ogni articolo della Costituzione egli cerca il dialogo che lo ha generato. Dietro ogni principio vede un confronto, una mediazione, talvolta persino un conflitto. La Carta appare allora non come un testo immobile ma come il risultato di una conversazione nazionale.
È qui che il libro trova il suo interesse più profondo. Perché la vera protagonista non è la Costituzione, ma l’idea di pluralismo. Polito sembra ricordare al lettore che le democrazie non nascono dall’unanimità. Nascono dalla capacità di rendere abitabile il dissenso.
La Costituzione tra storia e mito civile
Nel corso degli anni la Carta repubblicana è stata spesso trasformata in un oggetto di venerazione civile. Talvolta persino in una reliquia. Polito non la desacralizza, ma la restituisce alla storia. E la storia, a differenza della liturgia, è fatta di uomini concreti, di negoziati, di compromessi, di limiti.
Naturalmente la tesi del libro è destinata a suscitare obiezioni. Alcuni lettori riterranno che la cultura politica della sinistra abbia contribuito più di altre alla costruzione dell’identità costituzionale italiana. Altri vedranno nella Carta una vocazione sociale difficilmente separabile da quella tradizione. Polito non ignora queste osservazioni. Cerca piuttosto di sottrarre il testo costituzionale a ogni appropriazione esclusiva.
Letto in questa prospettiva, La Costituzione non è di sinistra non è un libro contro qualcuno. È un libro contro una tentazione ricorrente della politica italiana: trasformare ciò che appartiene a tutti in una bandiera di parte.
Una casa comune costruita sul compromesso
Alla fine della lettura emerge una figura quasi paradossale. La Costituzione appare meno come una fortezza ideologica che come una casa comune, costruita da persone che non la pensavano allo stesso modo ma che seppero riconoscersi in un destino condiviso. Forse è proprio questa la lezione che Polito affida ai suoi lettori. Le opere più durature della politica non nascono quando una parte vince. Nascono quando più parti accettano di convivere.
E la Costituzione italiana, a quasi ottant’anni dalla sua nascita, continua a ricordarcelo.


