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Alessandro, capotreno massacrato a 32 anni: si scopre tutto. Il movente shock

Pubblicato: 08/01/2026 07:33

La sua notte “milanese” Marin Jelenic la trascorre al caldo, raggomitolato su una sedia della sala d’attesa dell’ospedale Niguarda. Indossa un giubbotto nero e tiene il cappuccio della felpa grigia calato sulla testa. Dalla mezzanotte di lunedì fino alle prime ore del mattino successivo, il presunto assassino del capotreno di Bologna resta nel container provvisorio sistemato nel cortile dell’ospedale, di fronte all’ingresso del pronto soccorso. Una telecamera riprende il suo arrivo, un’altra ne registra l’uscita.

È anche grazie alle immagini dei sistemi di videosorveglianza che gli investigatori della squadra mobile di Milano riescono a ricostruire i movimenti in città del 36enne in fuga, affiancando ai filmati le segnalazioni puntuali dei cittadini, decisive per seguirne gli spostamenti quasi in tempo reale. I colleghi di Alessandro Ambrosio: “Un giorno l’aveva trovato a bordo e fatto scendere”.

Milano non è un territorio sconosciuto per Jelenic. Da queste parti c’era già stato più volte, attirando spesso l’attenzione. Negli ultimi mesi era stato controllato alla stazione Centrale il 19 maggio e a Lambrate il 2 settembre. Pochi giorni prima dei fatti, il 23 dicembre, il prefetto aveva emesso nei suoi confronti un ordine di allontanamento dal territorio nazionale per motivi di pubblica sicurezza.

L’ordine di allontanamento e i coltelli

Il provvedimento gli imponeva di lasciare l’Italia entro dieci giorni, pena diventare “irregolare” nonostante lo status comunitario. Tutto nasceva dall’ennesimo episodio critico: il 22 dicembre alcuni condomini avevano segnalato la sua presenza minacciosa sulle scale di un palazzo in via Scheiwiller, al Corvetto. Una Volante lo aveva rintracciato trovandolo con addosso un coltello da cucina. Indagato a piede libero, aveva ricevuto l’ordine di espulsione.

La giornata “milanese” del 36enne inizia con l’arrivo prima a Rogoredo e poi alla stazione Centrale. Sono le 22.30 di lunedì quando un passeggero dello stesso treno si rivolge alle forze dell’ordine, sostenendo di aver riconosciuto l’uomo accusato di aver assassinato poche ore prima il capotreno Alessandro Ambrosio a Bologna. Le telecamere seguono Jelenic fino all’uscita in piazza Duca d’Aosta. Poco dopo, un altro cittadino chiama il 112 segnalando la sua presenza alla fermata Atm di via Farini. Jelenic, che ha con sé due coltelli, raggiunge la fermata a piedi e sale sul tram 4.

La fuga verso est e l’arresto

Sono le 23.15 quando i frame lo immortalano seduto vicino al finestrino del mezzo diretto verso la periferia nord. Scende in zona Niguarda e a mezzanotte entra nell’ospedale, scelto come rifugio contro il freddo. La sala d’attesa, pensata per pazienti e parenti, nelle notti più rigide diventa spesso riparo temporaneo per i senzatetto. Jelenic vi resta fino alle 6.40 di martedì, quando esce per riprendere il tram 4 e tornare alla stazione Centrale.

Il suo obiettivo è fuggire verso est. Durante il viaggio da Bologna a Milano, senza telefonino, aveva chiesto insistentemente ai passeggeri di poter usare i loro cellulari. Una richiesta ripetuta più volte, sempre per tentare contatti con utenze croate ora al vaglio degli investigatori. È emerso anche che aveva acquistato un biglietto da Tarvisio a Villach, in Austria. Nei giorni precedenti era già stato controllato al confine, a Tarvisio il 10 novembre e al valico di Trieste il 30 dicembre. La fuga si interrompe martedì sera, quando una pattuglia del commissariato di Desenzano del Garda lo intercetta e lo arresta, ponendo fine alla sua corsa.

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Ultimo Aggiornamento: 08/01/2026 22:34

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