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“È successo davvero”, Putin colpisce con il supermissile. E l’Europa adesso ha paura

Pubblicato: 09/01/2026 08:15

Nella notte tra l’8 e il 9 gennaio l’Ucraina è stata colpita da un nuovo massiccio attacco russo che ha interessato diverse aree del Paese, compresa Leopoli, nell’ovest. Otto esplosioni quasi simultanee hanno illuminato la notte senza essere precedute dal rumore dei motori o dal fuoco della contraerea, un dettaglio che ha subito fatto ipotizzare l’impiego di un missile balistico di nuova generazione.

L’ipotesi del missile Oreshnik

Secondo le autorità ucraine e diverse fonti militari, Mosca avrebbe utilizzato il missile balistico a medio raggio Oreshnik, già impiegato una sola volta in passato contro l’area industriale di Dnipro. Le immagini di una telecamera di sicurezza mostrano una sequenza di bagliori multipli, compatibili con l’impatto di ogive multiple che colpiscono quasi nello stesso istante.
Si tratta di un’arma progettata per sfuggire alle difese aeree, capace di viaggiare a velocità estremamente elevate. L’aviazione ucraina ha parlato di una velocità di impatto fino a 13 mila chilometri orari.

La versione di Mosca

Il ministero della Difesa russo ha confermato l’attacco, definendolo una risposta a un presunto raid ucraino contro una residenza del presidente russo nella regione di Novgorod. Secondo Mosca, sarebbero state impiegate armi di precisione a lungo raggio, terrestri e navali, compreso il sistema missilistico Oreshnik e droni d’attacco.
Gli obiettivi colpiti, afferma il Cremlino, includerebbero impianti di produzione di droni e infrastrutture energetiche considerate di supporto al complesso militare-industriale ucraino.

Colpita un’infrastruttura critica vicino al confine polacco

Il sindaco di Leopoli, Andriy Sadovyi, ha confermato che l’attacco ha colpito una infrastruttura critica. La città dista circa 80 chilometri dal confine con la Polonia, un elemento che rende l’episodio particolarmente delicato sul piano geopolitico.
Secondo diverse ricostruzioni, uno dei bersagli principali sarebbe stato il grande impianto di stoccaggio e pompaggio del gas di Stry, situato a meno di 70 chilometri dal confine. La struttura è fondamentale per le importazioni di gas dall’Occidente e per l’alimentazione delle centrali termoelettriche ucraine. Testimoni parlano di vasti incendi che hanno colorato di viola il cielo notturno.

Un’arma pensata per la deterrenza nucleare

Le ogive dell’Oreshnik non contengono esplosivo, ma provocano distruzione grazie alla forza cinetica, paragonabile all’impatto di enormi proiettili lanciati a velocità ipersonica. Il missile è stato concepito per scenari di guerra nucleare, anche se in questo caso sarebbe stato utilizzato senza testate atomiche.
La sua capacità teorica di raggiungere tutte le capitali europee rende l’episodio un segnale diretto non solo all’Ucraina, ma anche a Unione europea e Nato.

La rappresaglia russa e l’escalation

Due giorni prima di Natale, Vladimir Putin aveva annunciato una “rappresaglia massiccia” per il presunto attacco con droni alla sua residenza di Valdai, un episodio smentito da Kiev e mai confermato da fonti indipendenti. Da allora, secondo l’intelligence ucraina, Mosca avrebbe accumulato droni e missili in vista di una risposta su larga scala.
Nella stessa notte dell’attacco a Leopoli, circa 120 droni Shahed-Geran sono stati lanciati verso Kiev da più direzioni, colpendo anche edifici residenziali. Successivamente, unità navali e sottomarini russi hanno lanciato missili Kalibr contro diversi centri urbani, tra cui Kherson.
Una lunga notte di fuoco che segna un nuovo livello di escalation nel conflitto, mentre restano aperti interrogativi sulle conseguenze strategiche e sulla risposta internazionale.

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Ultimo Aggiornamento: 09/01/2026 08:27

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