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Strage Crans-Montana, la difesa di Moretti: “Ho aiutato nei soccorsi. Le porte erano bloccate dall’interno”. La ricostruzione

Pubblicato: 10/01/2026 17:33

Cosa facevano Jessica Maric e Jacques Moretti mentre il loro locale, Le Constellation di Crans-Montana, veniva divorato dalle fiamme e 40 persone morivano tra incendio, fumo e calca? È questa una delle domande centrali dell’inchiesta sulla tragedia di Capodanno in Svizzera.
Nelle ore immediatamente successive al disastro, quando non erano ancora formalmente indagati, i due proprietari del disco bar hanno fornito agli inquirenti una prima ricostruzione di quanto accaduto. Una versione oggi al vaglio della magistratura, che li vede entrambi indagati per omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo.

La ricostruzione della coppia

A riassumere i colloqui con gli investigatori, avvenuti il 1° gennaio 2026, è l’emittente francese Bfmtv. Attualmente Jessica Maric si trova agli arresti domiciliari, mentre Jacques Moretti è stato trasferito in carcere per pericolo di fuga.
Nel corso dell’interrogatorio, Moretti ha iniziato il suo racconto soffermandosi sulla figura di Cyane Panine, cameriera 24enne morta nell’incendio. «Ho cresciuto il suo fidanzato come fosse mio figlio – avrebbe detto –. Insieme abbiamo provato a rianimarla per più di un’ora, finché i soccorsi ci hanno detto che era troppo tardi». Parole confermate dalla moglie: «Cyane era come una sorellina, aveva passato il Natale con noi. Sono devastata».

Una serata iniziata senza criticità

Secondo la versione dei due gestori, la serata sarebbe iniziata in modo tranquillo. Jessica Maric racconta di essere arrivata al locale alle 22:30, trovando pochi clienti. «A mezzanotte c’era pochissima gente», avrebbe riferito.
La situazione cambia verso l’1 di notte, quando il locale si riempie rapidamente fino a raggiungere circa un centinaio di persone. È a quel punto che si verifica l’episodio chiave: le cameriere, con il volto mascherato, portano ai tavoli le bottiglie con candele scintillanti, salendo sulle spalle dei colleghi.
«All’improvviso ho percepito un movimento di folla», racconta Maric. Poco dopo, nota «una luce arancione nell’angolo del bar» e ordina l’evacuazione. «Ho urlato “Fuori tutti!” e ho chiamato i pompieri. Erano l’1:28».

“Ho forzato la porta di servizio”

Jessica Maric telefona al marito chiedendogli di raggiungere immediatamente il locale. Moretti sostiene di essere arrivato poco dopo e di aver tentato l’ingresso dalla terrazza esterna, senza successo. «C’era troppo fumo», avrebbe spiegato.
Insieme ad altre due persone, raggiunge quindi una porta di servizio, che afferma di aver trovato «chiusa e bloccata dall’interno con un chiavistello», una situazione che, a suo dire, non era abituale. Si tratterebbe di un’uscita diversa rispetto alla porta di emergenza del seminterrato.
«L’abbiamo forzata e ha ceduto in pochi secondi», avrebbe raccontato. All’interno, diverse persone erano già a terra, prive di sensi. «Cyane era tra loro. Le abbiamo trascinate fuori e abbiamo tentato la rianimazione».

Le misure di sicurezza nel locale

Sul fronte della sicurezza, i gestori sostengono che Le Constellation, con una capienza dichiarata di 300 persone, fosse stato completamente rinnovato. Il locale avrebbe avuto due uscite segnalate, estintori funzionanti e sarebbe stato sottoposto a «due o tre controlli dei vigili del fuoco» negli ultimi dieci anni.
Nessuna richiesta di modifica strutturale sarebbe mai stata avanzata. La schiuma fonoassorbente nel seminterrato, secondo Moretti, era già presente e sarebbe stata semplicemente sostituita con materiale più recente, poi andato in fiamme. Non era invece presente alcun sistema antincendio automatico.
Le candele scintillanti, descritte come una pratica abituale, non avrebbero mai causato incidenti in passato. «Durano 30-40 secondi, il tempo necessario per arrivare ai tavoli», avrebbe spiegato Moretti. Quanto alla scelta di far salire le cameriere sulle spalle dei colleghi, Jessica Maric avrebbe precisato: «Non era la prima volta, ma non era una pratica costante. Non l’ho mai ordinata».

Le autopsie sulle vittime italiane

Intanto proseguono gli accertamenti anche in Italia. La procura di Genova ha fissato per il 20 gennaio l’autopsia sul corpo di Emanuele Galeppini, uno dei sei italiani morti nel disastro. A Bologna, i pm hanno disposto la riesumazione del corpo di Giovanni Tamburi, mentre sono state sospese le tumulazioni di Chiara Costanzo e Achille Barosi.
Un primo esame sul corpo di Galeppini non avrebbe evidenziato ustioni, ma solo escoriazioni ed ecchimosi: un elemento che rafforza l’ipotesi che il giovane possa essere stato travolto dalla folla in fuga.
La ricostruzione fornita dai proprietari resta ora al vaglio degli inquirenti, mentre le famiglie delle vittime attendono di capire se una serie di decisioni e omissioni abbia contribuito a trasformare una notte di festa in una strage annunciata.

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Ultimo Aggiornamento: 11/01/2026 11:15

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