
C’è un momento, nella serie Netflix “Io sono notizia”, che racconta Fabrizio Corona più di qualsiasi confessione. Non è nelle ammissioni sugli scoop costruiti, non è nei racconti di manipolazioni e sfruttamento, non è nemmeno nelle lacrime calibrate. È un dettaglio marginale, apparentemente innocuo, che probabilmente doveva restare fuori campo. O forse no. Un cartello, posizionato dietro le telecamere, con una scritta inequivocabile: “Fabrizio STAI DIRITTO (risulti più figo)”.
L’ossessione che sopravvive alla confessione
Fermiamoci un attimo su questo punto. Corona sta raccontando una vita fatta di eccessi, abusi di potere, relazioni distrutte. Sta ammettendo crimini, responsabilità, dinamiche tossiche. Eppure, anche in quel momento, anche mentre si espone davanti al pubblico, qualcuno sente il bisogno di ricordargli una cosa fondamentale: come apparire.
Stai dritto. Devi risultare figo. È lo stesso meccanismo che lui stesso racconta quando parla del carcere: la cura maniacale del corpo, l’abbronzatura improvvisata, il rito dell’immagine che resiste anche dietro le sbarre. Non è un aneddoto folkloristico. È una dichiarazione di identità.
Il narcisismo come struttura portante
Quel cartello è la sintesi perfetta del paradosso Corona: un uomo che prova a raccontarsi senza mai smettere di mettersi in scena. Anche la confessione, per funzionare, deve rispettare le regole della rappresentazione. L’inquadratura giusta, la luce corretta, la postura adeguata.
Corona ha costruito la sua carriera trasformando immagini in potere e scandali in merce. Ora che il prodotto è lui stesso, il meccanismo non cambia. Cambia solo il packaging. L’autenticità diventa un genere, il pentimento una forma di intrattenimento, la verità un format.
Anche il pentimento deve essere “figo”
C’è qualcosa di grottesco, ma anche di terribilmente coerente, in tutto questo. Puoi confessare qualsiasi cosa, puoi ammettere il peggio, puoi raccontarti come il villain della storia. Ma devi farlo stando dritto. Perché l’immagine viene prima di tutto. Anche prima della colpa.
Quel cartello non è un dettaglio casuale. È una chiave di lettura. Spiega perché Fabrizio Corona non smette mai di essere Fabrizio Corona. Nemmeno quando sembra volerlo fare. Nemmeno quando si mette a nudo. Nemmeno quando confessa. Perché puoi dire tutto, ma devi risultare figo.


