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Lutto per Verdone e De Sica: poco fa la triste notizia

Pubblicato: 11/01/2026 09:22

Il cinema è fatto di ombre che si muovono su uno schermo, ma dietro quelle luci si nasconde il battito silenzioso di chi ha saputo immaginare ogni singolo respiro dei protagonisti. Quando una penna capace di tracciare il destino dei personaggi si posa per l’ultima volta, il silenzio che ne deriva non riguarda solo le sale cinematografiche, ma tocca la memoria collettiva di un intero paese.

È il momento in cui le storie scritte diventano testamento, trasformando la malinconia del distacco nella consapevolezza che nulla di ciò che è stato creato andrà perduto. Il vuoto lasciato da un autore è una pagina bianca che nessuno potrà più riempire con la stessa grazia, un congedo che obbliga a guardare indietro per apprezzare la profondità di un cammino umano e artistico dedicato interamente alla comprensione dell’animo altrui.

La scomparsa di un maestro della parola

Il cinema italiano piange la scomparsa di Filippo Ascione, una delle firme più sensibili e prolifiche della sceneggiatura contemporanea, spentosi all’età di 71 anni il 9 gennaio 2026. La notizia della sua morte lascia un vuoto profondo non solo tra gli addetti ai lavori, ma anche in quella vasta fetta di pubblico che, spesso senza saperlo, ha riso e si è commossa attraverso le sue parole e le sue intuizioni narrative. Ascione è stato un architetto delle storie, un uomo capace di tradurre in immagini e dialoghi la complessità dell’animo umano, passando con disinvoltura dalla commedia malinconica alla satira di costume, sempre mantenendo una cifra stilistica elegante e mai banale.

Una carriera tra i giganti del cinema

Il percorso professionale di Filippo Ascione è stato caratterizzato da incontri straordinari che hanno segnato la storia del grande schermo. Mosse i suoi primi passi importanti negli anni ottanta, avendo il privilegio di lavorare come assistente alla regia per un maestro assoluto come Federico Fellini. Questa esperienza formativa ha certamente influenzato la sua capacità di guardare oltre la superficie delle cose, regalandogli quella sensibilità onirica e profonda che avrebbe poi riversato nelle sue sceneggiature. Successivamente, il suo nome si è legato indissolubilmente a quello di Carlo Verdone, con il quale ha stabilito un sodalizio artistico di altissimo livello. Insieme hanno esplorato le fragilità dell’italiano medio, firmando pellicole che sono diventate veri e propri cult della cinematografia nazionale.

La qualità del lavoro di Ascione è stata certificata dai massimi premi del settore. Uno dei punti più alti della sua carriera rimane senza dubbio il film Al lupo al lupo, diretto proprio da Verdone, che gli permise di vincere il Nastro d’Argento per il miglior soggetto originale. Questo film, intriso di una nostalgia sottile e di un umorismo intelligente, rimane un esempio perfetto della sua capacità di scrittura. Non meno importante è stata la vittoria del David di Donatello per la sceneggiatura del film La stazione, diretto da Sergio Rubini, opera che confermò la sua versatilità nel sapersi adattare a toni più intimi e teatrali. La sua firma compare in una lunga lista di titoli celebri come Stasera a casa di Alice, Il conte Max, Il viaggio della sposa e Perdiamoci di vista, dimostrando una produttività instancabile e sempre orientata all’eccellenza.

Nonostante il successo lo avesse portato a vivere e lavorare nei grandi centri della produzione cinematografica come Roma, Filippo Ascione non ha mai dimenticato le sue radici. Il suo cuore apparteneva a Cariati, il borgo calabrese dove era nato e dove amava rifugiarsi per ritrovare l’ispirazione e il calore degli affetti più cari. Questo legame profondo con la propria terra è stato un elemento cardine della sua esistenza, una sorta di ancora emotiva che gli ha permesso di restare umile e autentico nonostante la fama. Il sindaco di Cariati, Cataldo Minò, lo ha ricordato come un figlio illustre, un uomo di cultura che ha saputo onorare la sua terra d’origine portando il nome della Calabria nel mondo attraverso l’arte e la bellezza.

Oltre a essere un eccelso sceneggiatore, Ascione ha esplorato il mondo della produzione, specialmente durante gli anni novanta, collaborando con colossi come la Penta Film. La sua visione era quella di un intellettuale a tutto tondo, capace di sostenere anche il cinema indipendente e di scommettere su progetti coraggiosi e meno commerciali. La sua attività è rimasta fervida fino alla fine, come dimostrano i suoi lavori più recenti tra cui spicca Cercando Itaca, previsto per il 2025, e la collaborazione con giovani registe emergenti. Questa apertura verso le nuove generazioni testimonia la sua generosità d’animo e la sua voglia di non smettere mai di imparare e di innovare il linguaggio cinematografico.

Un eredità culturale destinata a durare

La scomparsa di Filippo Ascione non rappresenta solo la fine di una vita dedicata all’arte, ma l’inizio di un nuovo modo di fruire le sue opere. I suoi film continueranno a essere studiati e amati, poiché contengono lezioni preziose su come si scrive una storia universale partendo da piccoli dettagli quotidiani. La sua capacità di mescolare il riso con il pianto, la satira con la poesia, resta un modello per chiunque voglia intraprendere la carriera di scrittore per il cinema. L’Italia perde un osservatore acuto della realtà, un uomo che ha saputo raccontare i vizi e le virtù di un paese intero con garbo, intelligenza e una profonda umanità.

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Ultimo Aggiornamento: 11/01/2026 10:46

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