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Crans-Montana, Leonardo Bove è al Niguarda coi tre compagni di classe: “Un primo segno di normalità”

Pubblicato: 12/01/2026 08:12

Il rientro dell’ultimo ragazzo ha chiuso un cerchio che per giorni è rimasto dolorosamente aperto. Ora sono di nuovo insieme, fianco a fianco, i quattro studenti della terza D del liceo Virgilio, ricoverati nello stesso reparto e uniti da una prova che ha segnato le loro vite. Al Centro ustioni dell’ospedale Niguarda condividono le stesse stanze, lo stesso soffitto da fissare nelle ore più lunghe, la stessa battaglia contro ferite profonde e un futuro ancora da ricostruire passo dopo passo.
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Il ritorno di Leonardo e il viaggio più difficile

Leonardo era l’ultimo a mancare all’appello. Per giorni il suo rientro in Italia è rimasto sospeso tra la prudenza dei medici e le condizioni meteo avverse. Le sue condizioni cliniche, segnate da ustioni estese e dalle conseguenze dell’inalazione di fumi tossici, avevano reso impossibile un trasferimento immediato. Quando finalmente è arrivato il via libera, a complicare tutto ci si sono messe la neve e il maltempo sulle Alpi svizzere, che hanno rallentato un’operazione già delicata.

Nel pomeriggio la macchina dei soccorsi si è rimessa in moto. L’elicottero con a bordo l’equipe sanitaria è decollato verso Zurigo e, in serata, il rumore delle pale ha annunciato l’atterraggio al Niguarda. Con quel dodicesimo volo si è completato il trasferimento dei feriti legati alla tragedia di Crans-Montana, riportando Leonardo accanto ai suoi compagni.

Dettaglio della scala interna del locale di Crans-Montana coinvolta nella strage

Quattro banchi vuoti, una classe sospesa

Leonardo, Kean, Sofia e Francesca: quattro nomi, quattro banchi rimasti vuoti a scuola, quattro posti letto ora occupati nello stesso ospedale. Per la loro classe il tempo sembra essersi fermato. Lo racconta chi sta seguendo da vicino gli studenti del Virgilio, spiegando come questo rientro rappresenti un primo, fragile segnale di ritorno alla normalità. Un inizio che non cancella quanto accaduto, ma che restituisce almeno la possibilità di affrontarlo insieme.

La vicinanza fisica, anche dentro un reparto ospedaliero, ha un valore che va oltre le cure. È un modo per ricostruire un senso di comunità, per non sentirsi soli in un’esperienza che ha interrotto bruscamente l’adolescenza e imposto una maturità forzata.

L’attesa della famiglia e le ore di angoscia

Per la famiglia di Leonardo l’attesa è stata lunga e carica di angoscia. Nelle prime ore dopo l’incendio, mentre il bilancio dei feriti restava incerto, il fratello maggiore Mattia si è presentato al pronto soccorso del Niguarda in cerca di notizie che ancora non c’erano. I genitori hanno passato più di un giorno a cercarlo negli ospedali svizzeri, senza risposte definitive. Solo col tempo è emerso che Leonardo era stato trasferito a Zurigo, dove le sue condizioni non consentivano spostamenti.

Quando la situazione clinica si è stabilizzata, un nuovo ostacolo ha rimandato il rientro: il cielo chiuso e le condizioni proibitive per il volo. La finestra di bel tempo di ieri ha finalmente permesso il trasferimento, mettendo fine a un’attesa che sembrava interminabile.

Un ragazzo, il calcio e la solidarietà

Chi conosce Leonardo lo descrive come un ragazzo energico, generoso, capace di trascinare gli altri con la sua personalità. Sul campo da calcio è un punto di riferimento: attaccante prolifico, capitano riconosciuto, amato da compagni e avversari. Il sogno di costruirsi un futuro nel pallone lo ha sempre accompagnato e, anche ora, resta parte della sua identità.

Intorno a lui, in questi giorni, si è stretta una rete di solidarietà concreta. La squadra in cui gioca ha promosso una raccolta fondi, seguita da un’iniziativa analoga avviata dai colleghi del padre, che ha già raccolto una somma importante. Un segnale di vicinanza che parla di comunità, oltre la cronaca.

Oggi al Niguarda sono dodici i ricoverati sopravvissuti alla tragedia di Crans-Montana. Le loro condizioni restano gravi e la prognosi riservata, come ha comunicato l’ospedale. Ma il ritorno di Leonardo accanto ai suoi compagni segna un passaggio simbolico: la fine di una lunga attesa e l’inizio di un percorso di cura che, per tutti loro, sarà ancora lungo e complesso.

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