
Un’ondata di indignazione attraversa il mondo degli ex atleti olimpici italiani in vista delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026. La scelta dei tedofori, tra influencer, cantanti e volti televisivi, ha lasciato esclusi numerosi campioni che hanno scritto la storia dello sport azzurro. Tra questi, Silvio Fauner, oro nella staffetta 4×10 chilometri a Lillehammer 1994, che ha espresso tutto il suo disappunto: “Non c’è rispetto per noi campioni, la considero un’offesa incredibile o come dice la mia compagna Monica, ‘una vergogna’”.
A Fauner si aggiungono nomi come Giorgio D’Urbano, ex preparatore di Alberto Tomba, e Kristian Ghedina, a testimoniare la portata della frattura tra organizzatori e veterani delle discipline invernali. La vicenda era emersa già a dicembre 2025, quando il lungo viaggio della fiamma olimpica in Italia aveva mostrato un’attenzione predominante verso figure del mondo dello spettacolo e dei social, a scapito degli atleti storici.
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Le critiche degli esclusi
Secondo quanto riportato da Fauner, i motivi del mancato coinvolgimento dei campioni sarebbero legati a una scarsa conoscenza da parte del responsabile della torcia: “Ho sentito Lara Magoni, mi dicono che il responsabile della torcia olimpica abbia detto ‘Io non conosco queste persone’, riferendosi a noi”. L’onore di portare la torcia è andato invece a personaggi come l’Uomo Gatto, noto al grande pubblico per la trasmissione Sarabanda, e a parenti o amici di sponsor: “Una mia vicina di casa e cugina di Lisa Vittozzi si trovava a Firenze, ha chiesto a un tedoforo chi fosse per farsi un selfie e lui le ha risposto, ‘Faccio il tedoforo perché papà conosce certi sponsor’”.
Fauner denuncia che la frustrazione coinvolge non solo lui, ma altri dieci atleti con 35 medaglie olimpiche complessive, tra cui Marco Albarello, Giorgio Vanzetta, Maurilio De Zolt, Giorgio Di Centa, Cristian Zorzi, Pietro Piller Cottrer e Gabriella Paruzzi. Tutti si sentono esclusi da un evento che celebra le discipline olimpiche: “Siamo tutti incavolati”, ha spiegato Fauner, sintetizzando lo stato d’animo del gruppo.

La questione delle responsabilità
La responsabilità della scelta dei tedofori è diventata un nodo politico e organizzativo. Tra Fondazione Milano-Cortina e Coni si è aperto un vero e proprio scaricabarile. La Fondazione, che coordina la selezione insieme a partner come Coca-Cola ed Eni, ha dichiarato dispiacere per il mancato coinvolgimento degli atleti storici, precisando di fare affidamento sul Coni per i nomi di riferimento. Il Coni, dal canto suo, sottolinea di avere competenze limitate alla scelta dei portabandiera, lasciando intendere che la gestione dei tedofori rientra nella sfera della Fondazione.
Questo continuo rimpallo alimenta ulteriormente la frustrazione degli esclusi. Fauner ha evidenziato come in passato gli atleti venissero accolti con biglietti e tessere per assistere alle gare: “Con quali biglietti? Non ne troviamo – ha denunciato – Una volta il Coni ci dava le tessere per assistere agli eventi sportivi”.
Un riconoscimento tardivo e simbolico
Il gesto della Walk of Fame al Foro Italico a Roma, con l’inserimento della staffetta del 1994, appare oggi un riconoscimento simbolico ma insufficiente agli occhi degli atleti: “Per quale motivo ci danno quel riconoscimento quando in un’Olimpiade invernale in casa non ci coinvolgono minimamente? Ci tolgano anche da lì”, ha aggiunto Fauner, sottolineando il sentimento di esclusione che accompagna i veterani dello sport azzurro.

Impatto sull’immagine dei Giochi
La vicenda dei tedofori rischia di avere un impatto sull’immagine delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, mettendo in luce un disallineamento tra la celebrazione dei valori olimpici e la gestione pratica degli eventi simbolici. La scelta di influencer e celebrità al posto degli atleti storici può essere percepita come un’offesa agli sportivi che hanno contribuito a costruire la reputazione internazionale dell’Italia nello sport invernale.
Gli esclusi chiedono scuse ufficiali e un riconoscimento concreto della loro storia, sottolineando che l’onore di portare la fiamma olimpica non può essere riservato esclusivamente a personaggi del mondo dello spettacolo o a raccomandati. La polemica solleva questioni etiche e istituzionali: fino a che punto gli organizzatori devono tenere conto dei meriti sportivi nel selezionare i tedofori?
Conclusioni
La protesta di Fauner e degli altri campioni rappresenta un monito per le future edizioni dei Giochi: celebrare gli atleti significa anche coinvolgerli attivamente, riconoscendo i loro successi e la loro dedizione. L’esclusione di ex campioni dalla cerimonia della fiamma olimpica rischia di far emergere una frattura tra la narrazione mediatica delle Olimpiadi e la memoria storica dello sport italiano.
Resta da vedere se, a seguito delle pressioni degli esclusi e dell’opinione pubblica, ci saranno rettifiche, scuse ufficiali o compensazioni per gli atleti rimasti ai margini. Intanto, il dibattito sul ruolo degli ex campioni nella celebrazione dei Giochi olimpici invernali italiani è destinato a continuare, evidenziando l’importanza di conciliare visibilità mediatica e merito sportivo.


