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Crans-Montana, trasferito al Policlinico uno dei feriti: grave insufficienza respiratoria

Pubblicato: 14/01/2026 12:03

È stato trasferito dal Niguarda al Policlinico di Milano uno dei sopravvissuti al disastro di Crans-Montana. Il paziente era arrivato in elicottero dall’ospedale svizzero nei giorni scorsi ed era stato inizialmente ricoverato nella Terapia intensiva per grandi ustionati, a causa di seri danni polmonari.

Si tratta di uno dei feriti più gravi del rogo al Constellation, che ha provocato 40 morti e numerosi feriti. Nei giorni scorsi, il coordinatore della Protezione Civile, Guido Bertolaso, aveva parlato di una “situazione preoccupante” per due dei giovanissimi coinvolti, sottolineando che le prossime 48 ore sarebbero decisive per valutare l’evoluzione clinica dei pazienti.

Secondo Bertolaso, il problema principale in questo momento non è tanto l’estensione delle ustioni sul corpo, quanto i danni ai polmoni causati dalle sostanze tossiche inalate durante l’incendio. Questa condizione, spiega, richiede interventi specifici e tempestivi da parte degli specialisti.

Il trasferimento al Policlinico nasce da una decisione collegiale tra i migliori esperti del sistema sanitario italiano, attivati fin dall’inizio dell’emergenza per garantire cure di alta qualità a tutti i giovani coinvolti nella tragedia. Bertolaso ha sottolineato la collaborazione tra ospedali italiani e svizzeri per ottimizzare la gestione dei casi più gravi.

Il giovane paziente non presenta una maggior superficie corporea ustionata rispetto agli altri feriti, ma soffre di grave insufficienza respiratoria, aggravata da una patologia preesistente. Per questo è necessario sottoporlo a procedure cliniche avanzate specifiche per questo tipo di problematica.

Il Policlinico di Milano coordina in Lombardia la gestione della sindrome da insufficienza respiratoria acuta e grave, spiega l’assessore regionale al Welfare. L’ospedale possiede esperienza consolidata nel trattamento di pazienti con danni polmonari complessi, rendendolo il centro ideale per i casi più critici.

Una delle metodologie chiave utilizzate è l’Ecmo (Extra corporeal membrane oxygenation), che permette di ossigenare artificialmente il sangue al di fuori del corpo, dando ai polmoni la possibilità di riposare e guarire. Questa tecnica è fondamentale per supportare la funzione respiratoria dei pazienti più compromessi.

Bertolaso ha evidenziato che il supporto dell’Ecmo consente ai medici di intervenire in sicurezza anche su pazienti con danni respiratori severi, aumentando le probabilità di recupero completo. La scelta del trasferimento, quindi, risponde alla necessità di offrire la massima sicurezza clinica possibile.

Nei prossimi giorni, i medici monitoreranno costantemente l’evoluzione della funzione polmonare dei feriti più gravi, valutando le risposte ai trattamenti intensivi. Le prossime 48 ore saranno cruciali per capire l’andamento della loro ripresa e la possibilità di ridurre i rischi legati alle complicanze respiratorie.

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