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I corpi ammassati davanti alla scala, spuntano le foto che mettono nei guai i Moretti

Pubblicato: 14/01/2026 07:13

Crans-Montana – «La scala che porta fuori dal bar è larga circa tre metri, poi si restringe». Così Jessica Moretti descrive agli inquirenti l’unica via di fuga del Constellation, il locale di Crans-Montana devastato dall’incendio che ha provocato 40 morti e 116 feriti. Ma per i periti quella scala, che dopo pochi gradini si riduce a poco più di due metri, si è trasformata in un imbuto fatale: proprio lì decine di ragazzi sono rimasti intrappolati, senza possibilità di scampo durante la strage del Constellation.

«Ho urlato alla gente di andarsene e poi sono scappata anch’io», racconta Jessica Moretti, direttrice del locale, nel verbale agli investigatori. Dopo aver chiamato i vigili del fuoco, avrebbe tentato di rientrare nel bar, senza rendersi conto della gravità della situazione. «Ho capito che non potevo rientrare a causa della folla», spiega. L’assalto alle scale e l’assenza di vie di fuga alternative sono oggi al centro dell’inchiesta giudiziaria sull’incendio di Crans-Montana.

Quella notte, l’altra uscita di sicurezza risulta chiusa. Da lì Jacques Moretti, proprietario del Constellation, tenta di entrare durante l’incendio e, una volta riuscito ad aprire, trova sei corpi a terra. «C’era un chiavistello sul lato interno, per qualche motivo era agganciato», ammette. Ma nello stesso interrogatorio si contraddice, sostenendo che un’altra porta di servizio che dava sulla galleria fosse invece aperta.

A smentire questa versione arrivano le immagini delle telecamere di sorveglianza. Una delle 14 installate nel locale mostra l’uscita d’emergenza del seminterrato bloccata all’1.23, apparentemente da un mobile. Quella porta avrebbe potuto rappresentare una via di fuga decisiva, evitando la concentrazione di persone sulle scale diventate il cuore della tragedia.

Secondo Jessica Moretti, al momento dell’incendio il locale non era al completo. «Direi un centinaio di persone nel seminterrato, forse meno», afferma. Una ricostruzione che contrasta con le testimonianze dei sopravvissuti. «C’erano almeno 200 persone in preda al panico che cercavano di salire tutte insieme», racconta uno di loro, descrivendo scene di caos e disperazione durante la notte della strage.

La capienza del Constellation viene spiegata da Jacques Moretti: 100 persone nel seminterrato, altre 100 in una seconda area sotterranea e 100 al piano terra. Il titolare sostiene di aver ricevuto «due o tre ispezioni antincendio in dieci anni», senza prescrizioni. Il Comune di Crans-Montana non effettuava controlli dal 2019, mentre l’ultima verifica sugli estintori risalirebbe all’agosto 2025.

Sotto accusa finiscono anche i pannelli del soffitto che hanno preso fuoco. Jacques Moretti afferma di aver rimosso la vecchia schiuma e di averla sostituita personalmente, dopo aver effettuato dei test. Ma un ex proprietario del locale lo smentisce, sostenendo che prima del 2015 quei materiali non esistessero, mentre un ristoratore della zona racconta di averlo avvertito: «Gli dissi di stare attento a ciò che stava usando».

Emergono inoltre gravi criticità sulla sicurezza del locale: personale non formato, solo due addetti alla sicurezza, cartelli per le uscite d’emergenza che nessuno ricorda di aver visto. Alla richiesta di documentazione sulla ristrutturazione, Jacques Moretti parla di archivi distrutti da due alluvioni, una durante il periodo Covid e una più recente, che avrebbero cancellato le prove degli interventi effettuati.

Jacques Moretti resta in carcere, in attesa di una possibile liberazione dietro cauzione che potrebbe superare il milione di euro. Jessica Moretti non è più ai domiciliari ma non può lasciare la Svizzera. Intanto la compagnia assicurativa Axa conferma una copertura «limitata e probabilmente insufficiente», mentre un appello firmato anche dall’ex procuratore Paolo Bernasconi chiede allo Stato la creazione di un fondo da 50 milioni per i primi risarcimenti alle famiglie delle vittime.

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