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“Misure di contenimento”. Influenza aviaria, nuovi preoccupanti focolai. La situazione in Italia

Pubblicato: 14/01/2026 14:46

L’Europa si ritrova nuovamente a fare i conti con l’ombra dell’influenza aviaria ad alta patogenicità (Hpai), una minaccia che sta colpendo duramente sia l’avifauna selvatica che gli allevamenti intensivi. In meno di trenta giorni, sono stati notificati alla Commissione Europea ben sessanta nuovi focolai, confermando come i mesi invernali rappresentino il picco di massima allerta per la stabilità del virus nell’ambiente. Sebbene i virologi rassicurino sul fatto che il rischio per la popolazione generale resti basso e non sia stata documentata una trasmissione interumana, l’attenzione resta massima: la circolazione massiccia tra gli animali aumenta infatti le probabilità teoriche di mutazioni pericolose per la salute pubblica.

L’allerta in Italia e le contromisure dell’Unione

La situazione è particolarmente delicata per la tenuta economica del comparto zootecnico. La diffusione del virus non solo mette a rischio la redditività delle aziende, ma rischia di paralizzare gli scambi commerciali e le esportazioni verso l’esterno. Anche l’Italia è finita nel mirino della malattia con la conferma di sette nuovi focolai localizzati in regioni chiave per la filiera avicola come Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Toscana e Veneto. Le autorità sanitarie nazionali hanno risposto prontamente istituendo zone di protezione e sorveglianza, in linea con i rigidi protocolli del regolamento Ue 2020/687, per tentare di blindare i siti infetti e contenere il contagio.

Oltre ai confini nazionali, la mappa dell’emergenza coinvolge giganti del settore come Francia, Germania, Polonia e Paesi Bassi. Il vettore primario resta la fauna selvatica, in particolare anatre e cigni, che trasportano il virus lungo le rotte migratorie esponendo indirettamente gli allevamenti domestici. Per chi lavora a stretto contatto con i volatili, il rischio di infezione è considerato “da basso a moderato”, rendendo indispensabile l’applicazione rigorosa delle misure di biosicurezza. La sfida attuale è riuscire a prevenire nuovi focolai in un contesto ambientale ormai pesantemente contaminato dalla massiccia presenza del virus nei volatili in libertà.

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