
Il crepuscolo stava calando lentamente, avvolgendo la strada in un’atmosfera sospesa dove i profili delle colline sfumavano nel buio imminente. All’interno dell’abitacolo lo spazio era saturo della calda normalità di una famiglia in viaggio: il mormorio sommesso dei genitori, la presenza silenziosa di una nonna e la vivacità composta di un ragazzino di undici anni. Tra le braccia della madre, un bimbo di appena sette mesi si stava addormentando, ignaro del mondo esterno. Lungo la salita, improvvisamente, alcune sagome armate sono apparse dal nulla, spezzando la routine di quel tragitto. Il conducente, colto da un sussulto di panico dinanzi a quell’imprevisto stradale, ha premuto il pedale del freno azzerando la velocità nel tentativo di mostrare le proprie intenzioni pacifiche. Non è servito. Due colpi ravvicinati hanno squarciato l’aria e la lamiera, trasformando un banale rientro a casa in un dramma insanabile e spezzando una giovanissima vita innocente sotto gli occhi terrorizzati dei suoi cari.
Tragedia a Hebron e indagini militari
La ricostruzione dettagliata di questo drammatico evento ha come teatro la Cisgiordania, precisamente nei pressi del Checkpoint 17 a Wadial-Hariya, nella città di Hebron. Il veicolo era guidato da Fahd Abdul Aziz Abu Haikal, stimato docente presso l’Università di Betlemme, che viaggiava insieme alla moglie, al figlio undicenne, alla madre e al piccolo di sette mesi. Secondo la testimonianza del professore, la vettura era completamente ferma e la visibilità risultava ottimale, escludendo la possibilità che i soldati non avessero compreso di trovarsi di fronte a un nucleo familiare. La versione delle Forze di Difesa Israeliane differisce parzialmente nelle premesse, poiché i militari hanno dichiarato di aver aperto il fuoco dopo aver percepito un’accelerazione sospetta dell’auto verso la loro posizione. Tuttavia, i successivi accertamenti preliminari condotti dall’Idf hanno confermato che gli occupanti erano civili non coinvolti in attività ostili. I vertici militari hanno espresso profondo rammarico per l’accaduto e hanno ufficialmente aperto un’inchiesta interna per fare piena luce sulle responsabilità del soldato che ha esploso i proiettili fatali. Nel tragico impatto, i genitori hanno riportato ferite lievi, mentre per il neonato, colpito al volto, ogni tentativo di soccorso è rimasto vano.
Violenze in Cisgiordania e tensioni a Huwara
Il clima sul territorio resta fortemente incendiario e l’episodio del checkpoint non è isolato. Poche ore dopo il dramma di Hebron, la cittadina di Huwara è stata teatro di una violenta incursione compiuta da un gruppo di coloni mascherati. Gli assalitori hanno giustificato il blitz sostenendo che alcuni residenti palestinesi avessero sottratto del bestiame da una fattoria locale. Le immagini documentate nei filmati mostrano i coloni intenti a lanciare pietre, devastare proprietà private e aggredire la popolazione locale. La situazione è ulteriormente degenerata quando un soldato dell’Idf si è unito attivamente all’azione dei coloni, un comportamento che è stato duramente stigmatizzato dal portavoce dell’esercito israeliano. L’alto comando ha definito tali azioni gravi e totalmente contrarie ai valori militari, avviando un procedimento investigativo specifico. Il bilancio finale degli scontri nella cittadina parla di nove palestinesi feriti, uno dei quali si trova attualmente in condizioni critiche.
Raid aerei sulla striscia di Gaza
Parallelamente agli scontri in Cisgiordania, le operazioni belliche hanno registrato una violenta escalation anche nella Striscia di Gaza. Nel corso di due distinti raid aerei condotti dalle forze israeliane tra la mattina e la sera del sabato, le località di Khan Younis e Gaza City sono state pesantemente bombardate. Le autorità locali hanno confermato il decesso di sette persone e il ferimento di altri quindici civili. Tra le vittime accertate figura anche un giovane palestinese che, secondo i report delle agenzie di stampa locali, ha perso la vita proprio nel giorno in cui erano previste le celebrazioni per il suo matrimonio, aggiungendo ulteriore dolore a una contabilità delle vittime civili che continua a salire incessantemente in tutta la regione.
Il raggio del conflitto si estende progressivamente anche al fronte settentrionale, coinvolgendo direttamente il Libano e le milizie di Hezbollah. Un’inchiesta giornalistica internazionale ha sollevato pesanti interrogativi sulla condotta militare israeliana, documentando tramite foto e video il presunto utilizzo di fosforo bianco su aree densamente popolate nel sud del territorio libanese. Questa sostanza incendiaria provoca danni devastanti alla salute umana e il suo impiego nei centri abitati è fortemente limitato dai trattati internazionali. Il comando militare di Tel Aviv ha respinto con fermezza le accuse, assicurando che i protocolli interni vietano rigorosamente l’uso di simili munizioni nei contesti urbani, fatte salve alcune eccezioni strategiche, e sostenendo che le procedure applicate sul campo rispettano pienamente gli standard del diritto internazionale.


