
È stato aperto un profilo TikTok dedicato a Cyane Panine, la cameriera morta nell’incendio del Constellation di Crans-Montana, diventata suo malgrado il volto simbolo della tragedia. L’account, nato da poche ore, ha già raccolto migliaia di follower ed è stato creato per restituire dignità e memoria alla giovane vittima.
A gestirlo è Camille, l’amica più stretta di Cyane, che sui social ha voluto lanciare un messaggio carico di dolore: «Perdonami, non sono riuscita a salvarti. Giustizia per il mio angelo». Un appello che accompagna immagini e ricordi della 24enne, lontani dalle accuse iniziali.
All’inizio, infatti, Cyane era stata additata come responsabile del disastro. Nei video circolati dopo l’incendio, la cosiddetta “ragazza con il casco” appariva mentre portava bottiglie con candele accese, diventando ingiustamente il bersaglio della rabbia pubblica. Oggi emerge con chiarezza che Cyane è una vittima, non una colpevole.

A chiarirlo è anche l’avvocata Sophie Haenni, che rappresenta la famiglia: «Non era stata informata dei rischi del soffitto né aveva ricevuto formazione sulla sicurezza», spiega al Corriere della Sera. Un dettaglio cruciale nella ricostruzione delle responsabilità.
Il padre della ragazza, J.*, racconta una verità straziante: «Quando è scoppiato l’incendio voleva aiutare anche i clienti a scappare, ma quella maledetta porta era chiusa». Una frase che ribalta definitivamente la narrazione iniziale.
La famiglia è devastata non solo dalla perdita, ma anche dalle immagini e dalle accuse circolate per giorni. «Non festeggerò mai più un Capodanno», dicono la madre e la sorella, segnate da una ferita che non si rimarginerà.
Il corpo di Cyane, completamente carbonizzato, è stato identificato solo dopo tre giorni. Ma Camille aveva capito subito. «L’ho vista a terra, mi sono avvicinata per dirle “andrà tutto bene”, ma il mio fidanzato mi ha tirata via: “È morta”», racconta. Le due erano amiche da sempre, entrambe di Sète, nel sud della Francia, e lavoravano come stagionali in Vallese.
Nessuno in famiglia avrebbe mai immaginato una simile fine. «Era una stazione sciistica di lusso, mi sentivo tranquillo», dice il padre. Cyane amava viaggiare, aveva girato il mondo in barca fino alla Polinesia ed era diventata “di casa” anche sulle Alpi.
La notte della tragedia, secondo l’avvocata, non avrebbe nemmeno dovuto servire ai tavoli, ma sarebbe stata mandata nel seminterrato ad aiutare i colleghi. Durante una consegna scenografica di champagne, con fiamme e maschere, il fuoco avrebbe attecchito ai pannelli del soffitto, provocando una strage da 40 morti e oltre cento feriti, evitabile — sostengono i legali — se le norme di sicurezza fossero state rispettate. Ora, anche grazie a TikTok, Cyane torna a essere ricordata per ciò che era: una giovane vita spezzata, non un capro espiatorio.


