
Una corsa contro il tempo ha permesso ai Carabinieri di Avellino di salvare la vita a un neonato di appena due mesi, colto da una grave crisi respiratoria.
È stata la madre, in preda al panico, a contattare la Centrale Operativa, che ha immediatamente allertato il 118 e, allo stesso tempo, ha raccolto informazioni precise sulla posizione dell’auto su cui si trovavano i genitori con il bambino. Un dettaglio decisivo: mentre i soccorsi sanitari venivano attivati, una pattuglia dei Carabinieri è stata indirizzata sul posto senza perdere neppure un minuto.
Raggiunta l’auto, i militari hanno preso in carico la situazione con rapidità: madre e piccolo sono stati fatti salire sull’auto di servizio e accompagnati a sirene spiegate al Pronto Soccorso. Un trasferimento immediato che ha permesso ai medici di intervenire in tempo. Dopo alcuni giorni di ricovero e cure, il neonato è stato dimesso ed è potuto tornare a casa, fuori pericolo.
Il ruolo decisivo della Centrale Operativa
Secondo quanto riferito dalla Centrale Operativa dei Carabinieri di Avellino, l’intervento è stato reso possibile da una comunicazione costante e precisa tra la madre, l’operatore e la pattuglia sul territorio. Le indicazioni fornite in tempo reale hanno consentito di intercettare rapidamente il veicolo e di evitare ritardi che, in situazioni simili, possono risultare fatali.
L’elogio del ministro Piantedosi
Sull’episodio è intervenuto anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che ha voluto esprimere pubblicamente il proprio ringraziamento:
«Voglio ringraziare personalmente i Carabinieri di Avellino per la rapidità e la professionalità dimostrate. In situazioni come questa ogni secondo conta e l’azione coordinata tra centrale operativa, pattuglie e 118 ha permesso di salvare una vita».
La gratitudine della famiglia e della comunità
La vicenda ha suscitato apprezzamento anche a livello locale, diventando un esempio concreto di come il coordinamento tra cittadini, forze dell’ordine e servizi sanitari possa fare la differenza nelle emergenze. La famiglia, ora di nuovo riunita a casa, ha potuto riabbracciare il proprio bambino, finalmente al sicuro.
Un intervento che non solo ha salvato una vita, ma che ha anche ricordato il ruolo quotidiano e spesso silenzioso delle forze dell’ordine nel garantire assistenza e protezione alla comunità, ben oltre i compiti di ordine pubblico.


