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Trump e la strada verso della pace in Ucraina: «Putin è pronto, Kiev meno»

Pubblicato: 16/01/2026 07:18

KIEV – Torna a oscillare verso il peggio la bussola politica di Donald Trump nei confronti di Volodymyr Zelensky, mentre sembra risalire il gradimento verso Vladimir Putin. Al centro dello scontro resta la domanda cruciale: chi è responsabile della mancata pace tra Russia e Ucraina?

Per il presidente americano la risposta è chiara. A pochi giorni dal previsto incontro con Zelensky, Trump accusa apertamente Kiev di frenare i negoziati. In un’intervista alla Reuters, il tycoon afferma: «Putin è pronto a un accordo, mentre l’Ucraina lo è meno», rilanciando una linea che fa discutere alleati e analisti.

I due leader dovrebbero incontrarsi la prossima settimana al Forum economico di Davos, un appuntamento che si annuncia carico di tensioni e aspettative. A Kiev si spera che proprio in Svizzera possano essere definite le garanzie di sicurezza occidentali in vista di un’eventuale intesa con Mosca.

Il tutto avviene mentre l’Ucraina è sotto attacco. Nella capitale e in vaste aree del Paese i bombardamenti russi hanno messo in ginocchio il sistema energetico, aggravando una situazione già drammatica. Con temperature che scendono sotto i meno venti gradi, la vita quotidiana è sempre più dura per la popolazione.

Negli ultimi giorni si era parlato di una possibile missione a Mosca degli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner prima degli incontri di Davos. Trump, però, ha dichiarato di non esserne a conoscenza, alimentando ulteriormente l’incertezza diplomatica.

L’atteggiamento critico verso Zelensky non è una novità. Fin da prima del suo secondo insediamento alla Casa Bianca, il 20 gennaio 2025, Trump ha mostrato posizioni altalenanti, spesso più concilianti con il Cremlino che con Kiev, salvo brevi aperture dopo il fallimentare summit tra Putin e Zelensky in Alaska.

Eppure, un rapporto dell’intelligence statunitense, diffuso a dicembre, segnala che Putin non ha rinunciato all’obiettivo di controllare l’intera Ucraina e mantiene mire anche su alcune regioni europee un tempo parte dell’Unione Sovietica. Un quadro che rende ancora più fragile qualsiasi ipotesi di pace.

Il Cremlino ha subito colto l’occasione per rilanciare le parole di Trump. «Concordiamo con il presidente americano: la Russia resta aperta al negoziato», ha dichiarato il portavoce Dmitry Peskov, mentre Putin ha denunciato la crisi profonda dei rapporti con molti Paesi europei.

Da Roma è arrivata la replica del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha chiarito la posizione italiana: «Le relazioni con Mosca sono difficili perché la Russia ha invaso l’Ucraina». Ma ha precisato: «Non siamo in guerra con la Russia né con il popolo russo. Abbiamo solo detto che l’invasione è stata un atto illegittimo».

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