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“Attenzione”. La nuova truffa della targa clonata arriva in Italia: “Si fingono carabinieri”. Come riconoscerla

Pubblicato: 17/01/2026 16:11

Una truffa agli anziani costruita nei minimi dettagli sta prendendo piede nelle ultime settimane, con un copione studiato per apparire credibile e rassicurante. La strategia fa leva sulla paura, sulla fiducia nelle istituzioni e su un linguaggio che suona familiare, capace di abbassare le difese delle vittime. In pochi minuti, una semplice telefonata può trasformarsi nella perdita di beni preziosi e di ricordi accumulati in una vita intera.

Il raggiro si basa su una messinscena accurata, dove ogni passaggio è pensato per non lasciare spazio ai dubbi. Toni sicuri, spiegazioni dettagliate e un’apparente disponibilità ad aiutare contribuiscono a creare un clima di urgenza e affidabilità. È in questo contesto che gli anziani vengono indotti a collaborare, convinti di trovarsi di fronte a un normale controllo delle forze dell’ordine.

La telefonata e la paura della rapina

Tutto inizia con una chiamata a casa. Dall’altra parte del telefono, una voce che si presenta come un carabiniere informa la vittima che la targa dell’auto sarebbe stata clonata e utilizzata per una rapina in gioielleria. La notizia viene comunicata con un accento familiare, spesso locale, che rende il racconto più credibile e vicino. La paura prende il sopravvento, soprattutto quando si parla di conseguenze penali e di controlli urgenti da effettuare.

Il sedicente militare spiega che, per dimostrare l’estraneità ai fatti, è necessario procedere subito con alcune verifiche. La conversazione è studiata per non lasciare pause, mantenendo alta la tensione e impedendo alla vittima di chiedere consigli a parenti o conoscenti. In questo modo il truffatore prepara il terreno alla fase successiva del raggiro.

Il finto controllo e la sparizione dei gioielli

Poco dopo la telefonata, alla porta dell’anziano si presenta un secondo uomo, che si qualifica anch’egli come carabiniere. Con modi cortesi e professionali chiede di visionare gioielli e oggetti di valore, sostenendo che servano per escluderli dal bottino rubato e inserirli a verbale. I beni vengono mostrati uno a uno, spesso con grande carico emotivo, perché legati a ricordi personali e familiari.

Ogni dettaglio viene annotato su moduli falsi, realizzati per sembrare autentici. Il momento decisivo arriva quando al proprietario viene richiesto un documento. In quell’attimo di distrazione, il falso carabiniere si allontana con i gioielli. Al telefono, intanto, il primo complice continua a rassicurare la vittima, giustificando l’assenza del “collega” e invitandola a recarsi in caserma per completare le pratiche.

La chiamata si interrompe solo quando l’anziano esce di casa. A quel punto la verità emerge con chiarezza: i truffatori sono scomparsi, portando via non solo beni di valore economico, ma anche ricordi di una vita, lasciando dietro di sé smarrimento e senso di impotenza.

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