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Economia ferma, sanità tagliata e ossessione Groenlandia: l’America scarica Trump

Pubblicato: 17/01/2026 09:26

Donald Trump scopre che il consenso non è eterno, soprattutto quando l’economia rallenta e il costo della vita diventa la cartina di tornasole di ogni promessa politica. Il primo anno del suo secondo mandato è raccontato dai sondaggi come un concentrato di frustrazione popolare: la maggioranza degli americani non crede che la Casa Bianca stia affrontando le questioni che contano davvero, a partire dai prezzi al supermercato fino alla copertura sanitaria. Nel frattempo, lo scontro sull’immigrazione e le immagini di violenza dell’Ice hanno scavato una crepa dentro lo stesso elettorato che lo aveva portato al trionfo nel 2024, mentre l’ossessione strategico-mediatica per la Groenlandia appare a molti come un capriccio geopolitico distante dal portafoglio delle famiglie. A completare il quadro ci sono gli indicatori demoscopici: l’indice di approvazione scende sotto il 40 per cento, la disapprovazione supera il 55 e il giudizio sull’azione presidenziale viene definito “disastro” da una quota crescente di intervistati. È il segnale che la narrazione della “Golden Age” americana, martellata nei comizi e nei media amici, non coincide con l’esperienza quotidiana di chi paga mutui, benzina e visite mediche.

Economia, dazi e immigrazione: perché il malumore cresce

I dati descrivono un problema strutturale, non un inciampo temporaneo. Più della metà degli americani ritiene che le politiche di Trump abbiano “peggiorato” la situazione economica, mentre oltre il 60 per cento boccia la guerra dei dazi, percepita come un freno alla produzione interna e un moltiplicatore dei prezzi. La medicina non va meglio: il 63 per cento disapprova la cancellazione dei sussidi federali per garantire la copertura sanitaria a quasi venti milioni di cittadini a basso reddito. Sull’immigrazione, un tempo asset centrale del trumpismo, il giudizio è negativo per il 58 per cento degli intervistati, complice la diffusione di video che mostrano agenti Ice e Border Patrol impegnati in azioni violente contro cittadini americani. La politica estera è bocciata da sei americani su dieci, mentre l’idea di “prendere” la Groenlandia non piace al 75 per cento del Paese. La somma di questi elementi produce la vera notizia: non c’è un ambito nel quale la Casa Bianca raccolga un consenso maggioritario. Per una presidenza abituata a governare sul filo della polarizzazione è un indebolimento serio, perché l’insoddisfazione tocca pancia e portafoglio, non i soliti temi culturali.

Il fronte dei midterm e la strategia del tour permanente

Sul piano politico la crepa diventa uno scenario. Gli ultimi sondaggi Cnn/Ssrs indicano il 58 per cento degli americani convinti che il primo anno del mandato sia stato un fallimento, mentre le rilevazioni di Nate Silver mostrano un calo dal 51,6 per cento di approvazione al 41,9 in meno di dodici mesi. La disapprovazione è salita dal 40 al 55 per cento e quasi tutti gli istituti registrano un saldo negativo tra giudizi favorevoli e contrari. Per i democratici la prospettiva dei midterm diventa meno proibitiva, perché l’elettore medio giudica un governo sulla concretezza economica, non sull’estetica retorica. Per la Casa Bianca resta la scelta del tour permanente: comizi ovunque, saturazione dei palinsesti, promessa della “Golden Age” e tentativo di riaggrappare l’emotività di un elettorato che sente la realtà molto diversa dalla propaganda. È una scommessa ad alto rischio: se la narrazione non si innesta sulle condizioni materiali, l’effetto boomerang è inevitabile. L’America del 2026 non sta chiedendo slogan o conquiste artiche, ma protezione, stabilità e costi sostenibili. Il paradosso del trumpismo è tutto qui: è nato per rappresentare un Paese ferito, e ora milioni di americani si sentono feriti proprio dalle sue politiche.

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Ultimo Aggiornamento: 17/01/2026 09:37

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