
Il sole di Melbourne non sorride ai colori azzurri in questa domenica d’apertura. Flavio Cobolli, atteso a una conferma importante sul palcoscenico prestigioso degli Australian Open, esce di scena in modo del tutto inaspettato. Il primo vero scossone del tabellone maschile porta la firma di Arthur Fery, un giovane britannico che, partendo dalle retrovie delle qualificazioni, ha saputo trasformare un match complicato in un trionfo personale.
Il punteggio finale di 7-6 (1), 6-4, 6-1 racconta solo in parte la sofferenza patita sul campo dall’italiano, che è apparso lontano dalla sua condizione migliore fin dai primi scambi. In due ore e quattrordici minuti di gioco, l’inerzia della sfida è scivolata progressivamente verso il numero 186 del mondo, capace di restare solido nei momenti cruciali e di affondare il colpo quando il terreno si è fatto fertile.
L’ostacolo fisico e il cinismo di Fery
La cronaca dell’incontro è inevitabilmente condizionata dallo stato di salute del tennista romano. A complicare l’esordio di Cobolli sono stati anche “alcuni problemi intestinali” accusati fin dall’inizio del match. Un malessere invisibile ma debilitante che non ha mai permesso all’azzurro di entrare in partita, privandolo di quella reattività necessaria per contrastare l’ottimo livello di tennis mostrato dall’avversario. Mentre Cobolli lottava contro il proprio corpo, Fery è stato magistrale nel non perdere la concentrazione, leggendo perfettamente le difficoltà della testa di serie.
Il britannico, che arrivava dalle qualificazioni, ha infatti variato i suoi colpi approfittando delle difficoltà di Cobolli, apparso in grande difficoltà soprattutto al servizio. Ogni turno di battuta dell’azzurro è diventato una trincea, mentre Fery guadagnava fiducia, alternando accelerazioni profonde a variazioni tattiche che hanno mandato fuori giri il gioco regolare di Flavio. Per il giovane inglese si tratta di un traguardo storico, essendo riuscito a conquistare per la prima volta il secondo turno degli Australian Open.
Resta il rammarico per un’occasione sfumata non tanto per demeriti tecnici, quanto per una condizione fisica che ha tradito l’azzurro sul più bello. Il tennis, si sa, è uno sport di millimetri e di salute: oggi Cobolli non aveva né l’uno né l’altra per arginare l’ascesa di un Fery in giornata di grazia.


