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Ucciso a scuola a La Spezia: Atif resta in carcere per omicidio aggravato

Pubblicato: 19/01/2026 17:39

Il tragico episodio avvenuto presso l’istituto professionale Domenico Chiodo di La Spezia ha segnato profondamente la comunità locale e il panorama scolastico nazionale. La vicenda vede come protagonista Zouhair Atif, un giovane di diciannove anni accusato di aver tolto la vita al compagno di scuola Abanoub Youssef, appena diciottenne. Nelle ultime ore il giudice per le indagini preliminari ha sciolto la riserva sulla misura cautelare, confermando la permanenza in carcere per l’indagato.

La decisione è giunta al termine dell’udienza svoltasi lunedì 19 gennaio, durante la quale sono emersi dettagli inquietanti sulla dinamica dell’aggressione e sul profilo psicologico del presunto omicida. La magistratura ha attualmente qualificato il reato come omicidio aggravato dai futili motivi, una contestazione che sottolinea la sproporzione tra il gesto compiuto e le ragioni che lo avrebbero scatenato.

La decisione del tribunale ligure

Il provvedimento emesso dal gip risponde alla necessità di garantire la sicurezza e prevenire eventuali rischi di reiterazione o di autolesionismo da parte del giovane detenuto. L’avvocato difensore di Atif, Cesare Baldini, ha riferito ai giornalisti che il suo assistito si trova in uno stato di forte isolamento psicologico. Secondo la difesa, la custodia cautelare in carcere rappresenta paradossalmente un modo per proteggere il ragazzo da sé stesso, data la sua fragilità emotiva e i pregressi episodi di malessere. Nonostante la gravità delle accuse, il legale sta lavorando per richiedere una perizia psichiatrica che possa fare luce sulle reali capacità di intendere e di volere del diciannovenne al momento del fatto. L’obiettivo è comprendere se il vissuto traumatico del giovane abbia influenzato in modo decisivo l’esplosione di violenza avvenuta tra le mura scolastiche.

Il profilo dell’accusato e i traumi passati

La storia personale di Zouhair Atif appare segnata da una profonda solitudine e da un percorso migratorio complesso. Arrivato in Italia dal Marocco dopo lunghi periodi di separazione dalla famiglia, il giovane avrebbe manifestato segni di disagio già negli anni precedenti. Il difensore ha descritto una figura che si sentiva costantemente isolata e minacciata, con pochissimi legami sociali e una tendenza all’autolesionismo. Durante l’interrogatorio, Atif avrebbe negato di aver mai minacciato altri studenti in precedenza, sostenendo di aver agito perché convinto che la vittima rappresentasse un pericolo per lui. Tuttavia, queste dichiarazioni contrastano con alcune testimonianze raccolte tra i corridoi della scuola, dove qualcuno ricorda frasi inquietanti pronunciate dal ragazzo sulla volontà di sperimentare l’atto dell’uccidere.

Al momento il giudice non ha ancora inserito formalmente l’aggravante della premeditazione, ma questa ipotesi resta al vaglio degli inquirenti. Il fatto che il diciannovenne si sia presentato a scuola con un coltello è un elemento che spinge verso questa direzione investigativa. Se venisse accertato che l’arma è stata portata nell’istituto con il preciso scopo di colpire Abanoub, la posizione giuridica di Atif si aggraverebbe ulteriormente. Per ora resta ferma la contestazione dei futili motivi, legata a una dinamica ancora poco chiara che non giustifica in alcun modo l’uso di una violenza così letale. Le prossime tappe giudiziarie prevedono l’esecuzione dell’autopsia sul corpo della vittima, un passaggio fondamentale per definire con esattezza il numero e la profondità dei fendenti che hanno causato il decesso del diciottenne.

Il ricordo della vittima e il dolore dei familiari

Abanoub Youssef, conosciuto da tutti come Aba, viene descritto come un ragazzo d’oro, dedito alla famiglia e sempre pronto a sacrificarsi per gli altri. Suo cugino, Kiru Attia, ha rilasciato dichiarazioni cariche di dolore e rabbia, definendo l’omicidio come un atto programmato da una persona pienamente lucida. Il giovane Aba divideva il suo tempo tra lo studio e il lavoro come cameriere in un ristorante, cercando di contribuire economicamente alle necessità domestiche per non gravare sui genitori. La sua morte ha lasciato un vuoto incolmabile in una famiglia che ora chiede giustizia esemplare. Il cugino della vittima ha invocato l’ergastolo, sottolineando come la presenza di armi e di soggetti problematici all’interno delle scuole sia un tema che non può più essere ignorato dalle istituzioni e dalla politica.

L’omicidio ha riacceso le polemiche sulla sicurezza all’interno degli istituti professionali. Alcuni sindacati e rappresentanti del mondo scolastico si sono espressi contro l’ipotesi di installare metal detector, definendola un fallimento del sistema educativo. La priorità, secondo gli esperti, dovrebbe essere la prevenzione attraverso il monitoraggio del disagio giovanile e il supporto psicologico agli studenti più fragili. La tragedia di La Spezia mette in luce la difficoltà di gestire situazioni di emarginazione che, se trascurate, possono degenerare in fatti di cronaca nera. Mentre la comunità attende di poter dare l’ultimo saluto ad Aba, l’attenzione resta alta sull’evoluzione del processo e sulle decisioni che il pubblico ministero prenderà in merito agli accertamenti tecnici e psichiatrici necessari per chiudere il quadro investigativo.

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