Vai al contenuto

La Spezia, ex fidanzata Atif: “Con Aba aveva fatto pace ma quella mattina era strano”

Pubblicato: 20/01/2026 14:33

«Dopo lo scambio di una foto, Zouhair e Youssef avevano litigato». A raccontarlo è S., ex fidanzata di Zouhair Atif, il diciannovenne che venerdì scorso ha accoltellato a morte il compagno di scuola Youssef Abanoub, diciottenne, all’istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia. Una testimonianza che aggiunge dettagli drammatici alle ore precedenti il delitto.

La ragazza spiega di essere intervenuta subito dopo il diverbio: «Ho sgridato Zouhair per i toni e gli ho detto che doveva scusarsi con Aba». Scuse che, a suo dire, sarebbero arrivate più volte, «fra le scale e durante il cambio dell’ora», e che Youssef avrebbe accettato, facendo pensare a una pace ormai ristabilita.

Anche la mattina dell’omicidio sembrava confermare quella sensazione. «L’ho aspettato alla fermata dell’autobus, ma da quando è sceso mi è sembrato strano», racconta S. Un comportamento insolito, quasi impercettibile, che però col senno di poi assume un peso inquietante.

Durante la prima ricreazione, Zouhair parlava «con un filo di voce». Poi l’episodio che, secondo la ragazza, avrebbe riacceso la tensione: «Ha sentito Aba urlargli una frase in arabo e ridere con i suoi amici». Un momento breve, ma carico di significato.

Passano circa due ore. «In classe era tutto calmo», prosegue il racconto, «finché non sentiamo bussare alla porta». A presentarsi è Zouhair: «Aveva il fiatone, uno sguardo freddo, e mi ha fatto cenno con la mano di uscire».

È allora che la scena si trasforma in un incubo. «Mi avvicino alla porta e lo vedo: il coltello tinto di sangue. Io ero pietrificata», ricorda la giovane. Intorno, il caos: il respiro affannato del ragazzo, l’intervento immediato di un professore che riesce a disarmarlo e a farlo sedere.

Accanto a lui, alla sua sinistra, Youssef Abanoub perde sempre più sangue. «Mi sono chiesta tante cose: “Com’è possibile? Questo non è Zouhair. Chi sei? Perché tutto questo?”», racconta S., ancora sotto shock.

Dopo l’aggressione, la classe viene chiusa dentro. «Non sapevo cosa stesse succedendo fuori», dice la ragazza, «avevo in testa una sola domanda: chi ho avuto a fianco tutto questo tempo?».

Parole che restituiscono tutta la tragedia umana dietro l’omicidio di La Spezia: un gesto improvviso, maturato in un contesto quotidiano fatto di scuola, relazioni e fragilità giovanili, e che ora lascia una comunità intera a interrogarsi su come sia potuto accadere.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure