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Femminicidio Torzullo, i Ris tornano nella villa di Anguillara: nuovi rilievi nella casa e nell’auto dell’ex marito

Pubblicato: 24/01/2026 15:10

Il caso dell’omicidio di Federica Torzullo continua a scuotere la comunità di Anguillara Sabazia, portando alla luce nuovi dettagli inquietanti e discrepanze che gli inquirenti stanno cercando di risolvere attraverso analisi tecniche sempre più approfondite. La vicenda, che vede come principale indagato l’ex marito Claudio Agostino Carlomagno, si arricchisce di un nuovo capitolo investigativo previsto per mercoledì 28 gennaio. In questa data, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Ostia e gli specialisti del Ris di Roma faranno ritorno nella villetta di via Costantino 9 per effettuare rilievi irripetibili. L’obiettivo primario è cristallizzare prove che possano confermare o smentire definitivamente la versione fornita dall’uomo durante l’interrogatorio di convalida, un racconto che finora ha lasciato troppi punti interrogativi agli occhi della procura di Civitavecchia guidata da Alberto Liguori.

Accertamenti irripetibili nella villa di via Costantino

Le indagini si concentrano nuovamente sull’abitazione della coppia perché si ritiene che la struttura possa ancora custodire tracce biologiche o dinamiche spaziali non ancora del tutto chiarite. La villa, attualmente sotto sequestro, rappresenta il punto di partenza della tragedia. Gli specialisti del Reparto Investigazioni Scientifiche utilizzeranno strumentazioni all’avanguardia per analizzare ogni superficie, cercando di ricostruire l’esatta sequenza degli eventi che hanno portato alla morte della quarantunenne. La necessità di nuovi sopralluoghi nasce dalla consapevolezza che il racconto dell’indagato potrebbe essere parziale o volutamente fuorviante. Secondo il procuratore capo, Carlomagno ha riferito solo ciò che ha ritenuto conveniente, omettendo dettagli fondamentali che potrebbero aggravare la sua posizione o rivelare il coinvolgimento di terze persone.

Ombre sull’orario del delitto e sulla confessione

Uno dei nodi centrali che i carabinieri stanno cercando di sciogliere riguarda l’effettiva ora del decesso. Sebbene Carlomagno abbia dichiarato di aver ucciso l’ex moglie la mattina del 9 gennaio, diverse evidenze raccolte finora suggeriscono una realtà differente. Il ritrovamento dei letti ancora perfettamente rifatti e i residui di cibo rinvenuti durante l’autopsia nel corpo della vittima spostano la lancetta del tempo alla sera dell’8 gennaio. Questa discrepanza non è un dettaglio di poco conto, poiché cambierebbe totalmente la ricostruzione della fuga e delle operazioni di occultamento del cadavere. Se l’omicidio fosse avvenuto la sera precedente, l’indagato avrebbe avuto molte più ore a disposizione per pulire la scena del crimine e sbarazzarsi del corpo, che è stato poi ritrovato in una buca vicino al deposito della sua ditta di movimento terra.

Parallelamente alla villa, l’attenzione degli investigatori rimane alta sull’auto dell’ex marito. All’interno del veicolo sono già state individuate tracce di sangue grazie all’utilizzo del luminol, un dato che conferma come il mezzo sia stato utilizzato per il trasporto della salma verso il luogo del seppellimento. I nuovi accertamenti tecnici del 28 gennaio serviranno a campionare ulteriormente questi residui per verificare se appartengano esclusivamente alla vittima o se siano presenti profili genetici riconducibili ad altri soggetti. La vettura viene considerata una vera e propria scena del crimine viaggiante, fondamentale per capire se Carlomagno abbia ricevuto assistenza durante le fasi concitate che sono seguite all’aggressione mortale.

Ricerca dell’arma del delitto nei corsi d’acqua

Un altro elemento mancante nel puzzle investigativo è il coltello da cucina utilizzato per colpire Federica Torzullo. L’indagato ha asserito di averlo inizialmente nascosto sotto un tappetino dell’auto per poi gettarlo in un ruscello durante il tragitto. Tuttavia, le ricerche condotte dal Nucleo Subacquei di Roma nelle zone di via Braccianese e via Anguillarese non hanno dato alcun esito. Nonostante l’impiego di metal detector sofisticati per scandagliare i fondali dei piccoli corsi d’acqua tra Osteria Nuova e Le Rughe, dell’arma non c’è traccia. Questo fallimento nelle ricerche alimenta il sospetto che Carlomagno possa aver mentito anche sul luogo in cui si è sbarazzato dell’oggetto, cercando forse di proteggere un’area diversa o di coprire un percorso differente da quello dichiarato ufficialmente.

Ipotesi sulla presenza di un possibile complice

La procura sta lavorando con determinazione sull’ipotesi che l’ex marito non abbia agito in totale solitudine. Alcune testimonianze e anomalie nel comportamento dell’uomo suggeriscono che una seconda persona potrebbe averlo aiutato, se non nell’esecuzione materiale del delitto, almeno nelle fasi successive di occultamento del corpo. Un episodio sospetto riguarda il rientro a casa dell’uomo in compagnia di uno sconosciuto dopo il momento in cui si presume sia avvenuto il seppellimento. Identificare questa figura è una priorità assoluta per gli inquirenti, poiché cambierebbe il quadro accusatorio trasformando l’azione individuale in un concorso in omicidio, aggravando ulteriormente la situazione giudiziaria dei protagonisti di questa drammatica vicenda.

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Ultimo Aggiornamento: 24/01/2026 15:16

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