
Un uomo di 51 anni è morto in seguito a una sparatoria avvenuta sabato mattina a Minneapolis, l’episodio – il terzo in pochi giorni – ha coinvolto agenti federali dell’immigrazione della Customs and Border Protection. La notizia è stata confermata a CBS News da un funzionario statunitense a conoscenza dell’accaduto. L’episodio ha immediatamente acceso la tensione in città, con proteste, scontri e una dura presa di posizione delle autorità statali.
La reazione del governatore Walz: «Il Minnesota ne ha abbastanza»
Il governatore del Minnesota Tim Walz ha dichiarato di aver parlato con la Casa Bianca subito dopo l’accaduto, definendo l’episodio «un’altra orribile sparatoria da parte di agenti federali». Le sue parole sono state particolarmente dure.
«Il Minnesota ne ha abbastanza. È disgustoso. Il Presidente deve porre fine a questa operazione e ritirare dal Minnesota migliaia di agenti violenti e inesperti, subito», ha affermato Walz, chiamando in causa direttamente l’amministrazione federale.
We are aware of reports of another shooting involving federal law enforcement in the area of 26th Street W and Nicollet Ave. We are working to confirm additional details. We ask the public to remain calm and avoid the immediate area.
— City of Minneapolis (@CityMinneapolis) January 24, 2026
Dove è avvenuta la sparatoria
La sparatoria si è verificata nei pressi di Nicollet Avenue e 26th Street, nella zona sud di Minneapolis. I funzionari cittadini hanno identificato la vittima come un uomo, senza fornire al momento ulteriori dettagli sulla sua identità o sulle circostanze precise che hanno portato all’uso delle armi da fuoco.
Dopo l’incidente, l’area è stata rapidamente circondata da agenti federali e da manifestanti, dando origine a momenti di forte tensione.
Scontri con i manifestanti e uso di agenti chimici
Secondo quanto confermato dal giornalista di WCCO Adam Duxter, gli agenti federali avrebbero fatto uso di sostanze chimiche irritanti per disperdere la folla. La città ha diffuso un messaggio sui social invitando la popolazione a mantenere la calma e a evitare la zona interessata.
La Polizia del Minnesota ha successivamente dichiarato la situazione di “assembramento illegale”, mentre un numero crescente di persone continuava a radunarsi nei pressi del luogo della sparatoria.

Le voci dalla protesta: «Questo non va bene per la nostra città»
Tra i manifestanti c’era anche Joy, una donna di 55 anni residente a Edina, che ha raccontato di essere arrivata sul posto con il marito dopo aver visto le immagini delle proteste in televisione. Mentre il marito partecipava alla manifestazione, lei ha cercato di calmare una donna in preda al panico.
«Le ho solo detto: “Ce la faremo”», ha raccontato. «È in momenti come questi che dimostriamo la nostra determinazione come città, perché siamo migliori di così. In questo momento siamo sotto attacco da parte di questa amministrazione e questo non va bene. Semplicemente non va bene».
Joy ha aggiunto di aver vissuto nell’area delle Twin Cities per oltre 21 anni, sottolineando il valore simbolico della comunità locale: «Credo che le Twin Cities rappresentino il meglio dell’America».

Una città sotto shock
L’uccisione di un uomo durante un’operazione che coinvolge agenti federali dell’immigrazione riapre un fronte già profondamente divisivo negli Stati Uniti, quello delle politiche migratorie e dell’uso della forza federale nei contesti urbani. A Minneapolis, città già segnata in passato da gravi episodi di violenza, l’evento ha riacceso paure, rabbia e un forte senso di frattura istituzionale. Le autorità invitano alla calma, ma la situazione resta tesa e in continua evoluzione.
Aggiornamento: la vittima era un infermiere senza precedenti penali
È stato identificato come Alex Jeffrey Pretti l’uomo di 37 anni ucciso a Minneapolis da un agente dell’Ice. Secondo quanto riportato dal Minnesota Star Tribune, Pretti era un infermiere, residente in città, e non aveva precedenti penali, fatta eccezione per alcune multe per divieto di sosta.
Pretti aveva studiato all’Università del Minnesota e, come indicato sul suo profilo professionale, aveva lavorato dal 2012 come junior scientist presso la Facoltà di Medicina. Nel 2021 aveva ottenuto la licenza di infermiere professionale, attualmente valida fino a marzo 2026.
Nelle ore successive alla sparatoria è emerso anche un video diffuso sui social, registrato prima dell’uccisione, che mostra Pretti mentre difende due donne durante un confronto con agenti dell’Ice. Un elemento che contribuisce ad alimentare il dibattito pubblico sulle circostanze dell’intervento e sull’uso della forza da parte degli agenti federali.
Nato nell’Illinois, Pretti era infermiere nel reparto di terapia intensiva presso la Veterans Administration. I suoi familiari hanno spiegato che aveva molto a cuore le persone ed era turbato dalla repressione dell’immigrazione messa in atto dal presidente americano Donald Trump a Minneapolis, dove viveva. Per questo aveva partecipato alle proteste esplose in seguito all’uccisione, lo scorso 7 gennaio, della 37enne Renee Good da parte di un agente dell’Ice.
”Aveva profondamente a cuore le persone ed era profondamente turbato da ciò che stava accadendo a Minneapolis e in tutti gli Stati Uniti con l’Ice, così come milioni di altre persone sono turbate”, ha detto Michael Pretti, il padre di Alex. “Sentiva che protestare fosse un modo per esprimere il suo interesse per gli altri”, ha aggiunto citato dalla Cbs News.


