
L’uscita ufficiale degli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) riapre il dibattito sul finanziamento della salute globale e sul peso crescente dei contributi privati all’interno dell’agenzia delle Nazioni Unite. Una decisione che ha immediatamente acceso polemiche politiche e mediatiche, soprattutto sul ruolo di grandi fondazioni filantropiche e sulla governance dell’organizzazione.
Gli Usa escono dall’OMS: cosa cambia
La decisione americana era stata annunciata un anno fa, tra i primi atti firmati da Donald Trump dopo il ritorno alla Casa Bianca. Con la scadenza del periodo di preavviso, l’uscita è ora formalmente effettiva, come confermato anche da fonti diplomatiche e dall’agenzia Reuters.
Washington ha motivato la scelta contestando all’OMS una gestione giudicata inadeguata delle emergenze sanitarie, a partire dalla pandemia di Covid-19, e una distribuzione ritenuta squilibrata degli oneri finanziari tra i Paesi membri. Dal canto suo, l’OMS ha replicato che gli Stati Uniti devono ancora versare circa 260 milioni di dollari relativi ai contributi del 2024 e del 2025, una questione che sarà esaminata nel prossimo Consiglio esecutivo previsto a febbraio.
Il nodo delle donazioni e il peso dei finanziatori privati
L’uscita degli Usa riporta al centro il tema della struttura dei finanziamenti dell’OMS. Nel corso degli ultimi decenni, infatti, il modello economico dell’organizzazione è cambiato: accanto ai contributi obbligatori degli Stati membri, hanno assunto un peso crescente le donazioni volontarie, provenienti sia da governi sia da fondazioni private.
Secondo dati ufficiali dell’OMS, una parte significativa del bilancio è oggi costituita da fondi vincolati, destinati a progetti specifici scelti dai donatori. Un sistema che, pur garantendo risorse importanti, alimenta critiche sulla autonomia decisionale dell’organizzazione e sulla trasparenza delle priorità sanitarie globali.
Il ruolo della Bill & Melinda Gates Foundation
Tra i maggiori finanziatori dell’OMS figura da anni la Bill & Melinda Gates Foundation, che sostiene programmi su vaccini, malattie infettive, salute materno-infantile e ricerca scientifica. Con l’uscita degli Stati Uniti, la fondazione (e quindi Gates) diventa uno dei principali contributori individuali, un dato che ha alimentato interpretazioni e accuse di eccessiva influenza dei privati.
Gli esperti di salute pubblica sottolineano però che le fondazioni non controllano l’OMS, che resta un’agenzia intergovernativa guidata dagli Stati membri. Le donazioni private, pur rilevanti, non attribuiscono poteri decisionali diretti, ma finanziano progetti concordati con l’organizzazione.
Conflitto d’interessi e vaccini: il dibattito
Nel dibattito pubblico sono tornate anche accuse di conflitto d’interessi legate al settore farmaceutico e allo sviluppo dei vaccini. In particolare, viene spesso citato il ruolo delle grandi aziende di Big Pharma durante la pandemia. Tuttavia, analisti e fact-checker ricordano che le aziende farmaceutiche non “controllano” l’OMS e che i processi di approvazione dei vaccini restano affidati alle autorità regolatorie nazionali.
Il tema, più ampio, riguarda il rapporto tra pubblico e privato nella sanità globale: una questione strutturale che precede l’emergenza Covid e che riguarda il modo in cui il mondo finanzia la prevenzione, la ricerca e la risposta alle crisi sanitarie.
Le conseguenze per la salute globale
L’uscita degli Stati Uniti, storico primo finanziatore pubblico dell’OMS, rischia di avere ripercussioni concrete sui programmi di sorveglianza epidemiologica, lotta alle pandemie e assistenza ai Paesi più fragili. Molti osservatori temono un indebolimento del coordinamento internazionale, proprio in una fase segnata da nuove emergenze sanitarie e dall’aumento delle disuguaglianze.
Il confronto resta aperto: da un lato le critiche sulla governance e sui meccanismi di finanziamento, dall’altro la consapevolezza che senza un’OMS forte e sostenuta la salute globale rischia di diventare ancora più frammentata.


