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Usa, da luglio agenti Ice e Border Patrol hanno aperto il fuoco 16 volte: tre morti e dieci feriti, nessun agente indagato

Pubblicato: 27/01/2026 17:38

Dal luglio scorso gli agenti federali del Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti hanno aperto il fuoco sedici volte durante operazioni contro immigrati o nel corso di proteste legate alle loro attività. Il bilancio è pesante: tre persone uccise e almeno dieci ferite, tra cui quattro cittadini americani.
In tutti questi casi, come avvenuto anche nelle recenti sparatorie di Minneapolis che hanno portato alla morte di Renee Good e Alex Pretti, l’amministrazione Trump ha dichiarato pubblicamente che l’operato degli agenti era giustificato ancora prima della conclusione delle indagini.

Nessuna incriminazione per gli agenti coinvolti

Nonostante il numero di episodi e le conseguenze gravi, nessun agente dell’Immigration and Customs Enforcement, della Border Patrol o dell’Homeland Security Investigations è stato finora incriminato. Non risultano nemmeno provvedimenti disciplinari annunciati dall’amministrazione federale.

Secondo quanto riportato dalla stampa americana, nella maggior parte dei casi gli agenti hanno sparato a persone alla guida di automobili durante posti di blocco in grandi città come Los Angeles e Chicago, dove nei mesi scorsi è stata rafforzata in modo significativo la presenza della cosiddetta polizia anti immigrazione voluta da Donald Trump.

Feriti anche cittadini americani: indagati i civili, non gli agenti

Tra le dieci persone rimaste ferite figurano anche cittadini statunitensi. Le operazioni si sono svolte prevalentemente in contesti urbani e durante interventi ad alto impatto, con un ricorso alle armi che ha sollevato crescenti critiche da parte di associazioni per i diritti civili e di una parte dell’opinione pubblica.

Un altro elemento emerso è che, in diversi episodi, le autorità federali hanno avviato procedimenti penali contro le stesse persone colpite dagli spari. In almeno quattro casi su dieci, tuttavia, le accuse di aggressione sono poi cadute o sono state archiviate da un giudice, dopo che le prove hanno contraddetto la ricostruzione iniziale fornita dai procuratori.

Cresce il dibattito sull’uso della forza

La sequenza di sparatorie si inserisce in un clima di forte tensione legato alle politiche migratorie dell’amministrazione Trump, caratterizzate da un aumento delle operazioni federali nelle grandi città e da proteste sempre più frequenti.

La mancanza di incriminazioni per gli agenti coinvolti alimenta il dibattito sulla responsabilità delle forze federali e sui meccanismi di controllo dell’uso della forza negli Stati Uniti, mentre aumentano le richieste di maggiore trasparenza e di riforme nelle pratiche operative delle agenzie per l’immigrazione.

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Ultimo Aggiornamento: 27/01/2026 17:39

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