Vai al contenuto

La minaccia di Trump: «Se perdiamo le Midterm succederanno cose molto brutte»

Pubblicato: 28/01/2026 07:29

«Dobbiamo vincere le elezioni Midterm. Se le perdiamo, perderete tutto: risorse, tagli fiscali, risultati». Con toni minacciosi Donald Trump ha ufficialmente aperto la campagna elettorale per il voto di medio termine partendo dall’Iowa, mentre prende forma una parziale retromarcia sull’operazione Ice dopo il caos di Minneapolis.

«Sono qui perché amo l’Iowa, ma soprattutto perché stiamo iniziando la campagna per vincere le elezioni di medio termine», ha ribadito il presidente Usa, trasformando il comizio in un avvertimento politico. Per Trump, una sconfitta alle Midterm avrebbe conseguenze «molto brutte» per il Paese e per la sua agenda.

Nel suo intervento, il presidente ha attaccato duramente i manifestanti anti-Ice di Minneapolis, definendoli «insurrezionalisti pagati» e «agitatori pagati». Dopo alcune interruzioni dal pubblico, Trump ha rincarato: «Vengono pagati per protestare e nemmeno sanno perché sono lì. Sono malati». Poi ha ringraziato lo Stato per averlo votato nel 2024, arrivando ad alludere a una possibile quarta candidatura, costituzionalmente vietata.

Trump ha poi evocato uno scenario di paura, parlando di migranti che potrebbero «far esplodere i nostri centri commerciali, le fattorie, uccidere persone». Ha descritto in modo fuorviante la maggioranza degli arrestati dall’Ice come criminali incalliti, sostenendo che la loro rimozione ridurrebbe drasticamente la criminalità.

«Il 2% della popolazione causa il 90% dei crimini», ha affermato senza fornire dati. «Quando inizi a decimare quel 2%, boom», ha aggiunto, rilanciando una narrativa securitaria che alimenta lo scontro politico e sociale negli Stati Uniti.

Intanto, all’interno dell’amministrazione, vacilla la posizione della segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem. I senatori repubblicani Thom Tillis e Lisa Murkowski hanno chiesto apertamente le sue dimissioni o il licenziamento, nonostante Trump le abbia rinnovato pubblicamente la fiducia.

Tillis ha criticato anche Stephen Miller, vice capo di gabinetto della Casa Bianca, per aver definito Alex Pretti un terrorista subito dopo la sua uccisione da parte di agenti federali. «Questa è improvvisazione al peggior livello», ha detto. Più cauto il leader della maggioranza al Senato John Thune, che ha rimesso la decisione interamente al presidente.

Alla Casa Bianca è però iniziato uno scaricabarile sulle informazioni diffuse dopo l’uccisione di Pretti. Secondo un retroscena di Axios, alcuni funzionari attribuiscono la responsabilità al Customs and Border Protection (Cbp) per dati inesatti, altri puntano il dito contro Miller, figura centrale e influentissima nello staff di Trump.

Il potere di Miller si estenderebbe anche alla supervisione politica di Noem. «Ho agito su indicazione del presidente e di Stephen», avrebbe confidato la segretaria. Il Dhs ha pubblicato un comunicato controverso su X, approvato solo da parte dello staff, mentre altri tentavano invano di bloccarlo.

Nel frattempo Trump è tornato ad attaccare Pretti, criticandolo per aver portato una pistola e caricatori pieni, pratica comune negli Stati Uniti. Alla domanda se fosse un terrorista interno, il presidente ha risposto evasivamente: «Non lo so, ma non avrebbe dovuto avere un’arma». Poi ha concluso: «Aveva molte cose brutte. È stato molto sfortunato». Un’uscita che alimenta ulteriormente le polemiche su sicurezza, uso della forza e responsabilità politica.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure