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Pd verso la scissione, la sinistra trema: chi abbandona Elly Schlein, clamoroso

Pubblicato: 28/01/2026 08:38

Nelle stanze del Nazareno, storica sede del Partito democratico a Roma, una parola continua a riaffiorare, anche se nessuno la pronuncia apertamente: scissione. Non è uno slogan né un annuncio ufficiale, ma un sussurro che attraversa corridoi e riunioni informali, alimentato da un clima che diversi esponenti definiscono ormai insostenibile. I riformisti del Pd respingono l’idea di una rottura imminente, rivendicano il proprio ruolo nella nascita del partito e ribadiscono di non voler abbandonare quella che considerano casa loro. Ma le dichiarazioni pubbliche raccontano una tensione che va ben oltre le normali dinamiche interne.
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A rendere esplicita questa frattura è stata Pina Picierno, che ha parlato senza giri di parole di un ambiente diventato “irrespirabile”. Un’espressione che sintetizza il disagio di un’area politica che si sente sempre più ai margini, mentre cresce la percezione di essere considerata un corpo estraneo all’interno della maggioranza dem.

Il Pd fuori dal Pd e il disagio dei riformisti

L’immagine che circola tra i riformisti è quella, paradossale, di un tentativo di “fare il Pd fuori dal Pd”. Un concetto che restituisce la sensazione di isolamento vissuta da chi si riconosce in una cultura liberale, cattolica e riformista, oggi percepita come minoritaria e poco tutelata. Graziano Delrio non esclude nessuna ipotesi, nemmeno quella di un nuovo soggetto politico, sottolineando di mantenere aperto un confronto con mondi esterni al partito. Le sue parole, soprattutto quando descrive i riformisti come “ospiti in casa nostra”, hanno avuto l’effetto di rendere pubblica una frattura che covava da tempo.

A rafforzare questo sentimento contribuiscono gli attacchi di Francesco Boccia e Goffredo Bettini, che individuano proprio nei riformisti uno dei nodi irrisolti del Pd. Accuse che vengono vissute come una delegittimazione politica, non come un normale dissenso. Picierno arriva a parlare apertamente di bullismo politico, una definizione che segna un ulteriore salto di qualità nello scontro interno.

Il silenzio di Elly Schlein e la richiesta di una direzione

Al centro delle critiche finisce anche Elly Schlein, accusata di aver mantenuto un silenzio prolungato di fronte agli attacchi rivolti a figure come Giorgio Gori e ad altri parlamentari riformisti. Un silenzio che, secondo i suoi detrattori, dura da oltre un anno e che pesa quanto una presa di posizione. Filippo Sensi richiama un dato politico preciso: l’assenza di una direzione nazionale riunita e aperta al confronto, mentre il contesto internazionale e nazionale attraversa una fase di forte instabilità.

La minoranza dem chiede una cosa sola: una direzione pubblica, trasparente, in cui affrontare apertamente il nodo identitario. La domanda che circola è diretta e difficile da eludere: il Pd è ancora la casa dei riformisti? Per ora, la segretaria prende tempo e concentra la sua strategia sul referendum di marzo, considerato uno snodo decisivo anche in vista di un possibile congresso anticipato.

Segnali di rottura e una data che incombe

Nel frattempo, i segnali di rottura si moltiplicano. Manifesti che accusano Delrio di voler mettere a tacere alcune posizioni, giovani dem che parlano apertamente di delegittimazione interna, un clima che si surriscalda giorno dopo giorno. L’ipotesi di una nuova Margherita appare lontana, ma prende forma l’idea di un soggetto politico più piccolo e ostinato, capace di rivendicare un’identità distinta.

Il 22 marzo incombe come una scadenza simbolica e politica. Per molti, è una data troppo lontana per continuare a far finta che nulla stia accadendo. Nel Pd, oggi, il nodo non è solo chi potrebbe andarsene, ma chi, secondo alcuni, sta già accompagnando qualcuno alla porta.

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