
Una nuova epidemia è alle porte? L’allarme arriva dall’Asia, e in particolare dall’India, dove è stata segnalata la presenza del virus Nipah, un patogeno altamente pericoloso che preoccupa le autorità sanitarie internazionali. Si tratta di un virus zoonotico, capace di trasmettersi dagli animali all’uomo, per il quale non esistono vaccini né cure specifiche.
Secondo quanto riportato dall’Afp, le autorità indiane hanno confermato due casi di Nipah virus nello Stato del Bengala occidentale, assicurando però un rapido intervento per evitare la diffusione del contagio. Il governo ha parlato di un “contenimento tempestivo”, grazie a misure sanitarie immediate e mirate.
In una nota ufficiale, il ministero della Salute indiano ha spiegato che sono state attivate operazioni di sorveglianza rafforzata, test di laboratorio e indagini sul campo. “La situazione è sotto costante monitoraggio e tutte le necessarie misure di sanità pubblica sono state adottate”, si legge nel comunicato.
L’allerta non riguarda solo l’India. Le segnalazioni del virus hanno spinto anche Thailandia e Nepal a introdurre controlli sanitari aggiuntivi, in particolare negli aeroporti, per monitorare i viaggiatori in arrivo dalle aree considerate a rischio.

Il virus Nipah può trasmettersi non solo dagli animali – come pipistrelli frugivori e maiali – ma anche attraverso alimenti contaminati e, in alcuni casi, da persona a persona. L’infezione può essere asintomatica oppure evolvere in gravi patologie respiratorie e encefalite fatale.
Il periodo di incubazione del Nipah varia dai quattro ai 14 giorni. Proprio per la sua pericolosità, l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) lo ha inserito tra le dieci malattie prioritarie, insieme a patogeni come COVID-19 e Zika, a causa del suo potenziale epidemico.
Il virus è stato identificato per la prima volta nel 1998 in Malaysia, in un focolaio che colpì diversi suinicoltori. In India, i primi casi risalgono al 2001, mentre nel 2018 un’epidemia nello Stato del Kerala causò almeno 17 decessi. Altri due morti sono stati registrati nella stessa area nel 2023.
Secondo gli esperti, alcuni focolai in Bangladesh e India sarebbero stati causati dal consumo di frutta o succhi contaminati, come il succo di palma da dattero, entrato in contatto con saliva o urina di pipistrelli infetti.
A spiegare i rischi è stato anche Matteo Bassetti, infettivologo e direttore di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova. “È un virus altamente letale, con una mortalità tra il 50 e il 70%. Inizia come una sindrome influenzale ma può evolvere in un quadro respiratorio gravissimo e in encefalite mortale”. Bassetti rassicura però: “Non c’è motivo di panico, ma è fondamentale vigilare attentamente affinché anche questo focolaio venga contenuto rapidamente, come già avvenuto in passato”.


