
L’emergere di nuovi filmati riguardanti i giorni precedenti alla morte di Alex Pretti sta sollevando un polverone mediatico e politico senza precedenti sulla condotta dell’ICE a Minneapolis. Le immagini diffuse recentemente non si limitano a documentare un singolo episodio di violenza ma sembrano tracciare il profilo di una persecuzione sistematica culminata nel tragico omicidio dell’infermiere trentasettenne. La ricostruzione dei fatti basata sulle clip pubblicate da testate come The News Movement e il Minnesota Star Tribune offre una prospettiva agghiacciante sulla dinamica degli scontri tra la popolazione civile e le forze federali impegnate nei raid anti immigrazione. Questi documenti visivi mettono in discussione la versione ufficiale fornita inizialmente dalle autorità, evidenziando una sproporzione nell’uso della forza che appare ingiustificabile sotto ogni punto di vista legale e umanitario.
Il primo scontro documentato dai video
I fatti risalgono al 13 gennaio, ovvero undici giorni prima che Pretti venisse ucciso. In questo primo filmato si osserva l’infermiere partecipare a una protesta spontanea contro la presenza massiccia di agenti federali nel suo quartiere. Nonostante l’atteggiamento dell’uomo sia chiaramente di forte dissenso verbale, le immagini lo ritraggono in una posizione che i legali definiscono non minacciosa. Pretti viene visto gridare contro gli occupanti di un SUV dell’ICE e colpire con un calcio il fanale posteriore del veicolo, un atto di frustrazione che scatena una reazione immediata e violentissima da parte degli agenti. Un federale esce rapidamente dall’auto e immobilizza Pretti a terra, aiutato in pochi secondi da altri colleghi che intervengono per neutralizzare l’uomo. Questo episodio mostra chiaramente come la tensione tra la comunità locale e l’agenzia federale fosse già arrivata a un punto di rottura ben prima del tragico epilogo.
Mentre Pretti si trovava bloccato sul marciapiede, la situazione intorno a lui degenerava rapidamente. Altri video girati dai passanti e pubblicati su piattaforme come YouTube mostrano un clima di guerriglia urbana. Gli abitanti della zona utilizzavano clacson e fischietti per segnalare la posizione delle pattuglie dell’ICE, cercando di intralciare le operazioni di arresto e deportazione. La risposta degli agenti federali è stata quella di utilizzare gas lacrimogeni direttamente sulla folla di civili, inclusi coloro che stavano semplicemente osservando la scena. Questo dettaglio è fondamentale per comprendere il contesto di estrema ostilità in cui si muovevano gli agenti, i quali sembravano aver adottato una strategia di repressione totale contro chiunque osasse contestare la loro presenza o interferire con i raid. La violenza esercitata su Pretti in quell’occasione non è stata un caso isolato, ma parte di una gestione della piazza estremamente aggressiva.
Alex Pretti was a violent anti American agitator with a pistol ready for war with law enforcement to keep sex offenders, rapists and murderers living in my neighborhood. Here he is with his gun fighting with ICE 11-days before he got himself shot. pic.twitter.com/CwtMLvjIuF
— Spicey Bits (@SpiceyBits) January 28, 2026
Un elemento di grande rilievo emerso dall’analisi dei filmati riguarda il fatto che Alex Pretti fosse armato regolarmente, possedendo un porto d’armi valido. Durante lo scontro del 13 gennaio, la sua giacca viene strappata dagli agenti durante il placcaggio, rendendo visibile l’arma che portava alla cintura. Tuttavia, in nessuno dei video diffusi si vede l’infermiere tentare di impugnare la pistola o minacciare i federali con essa. Al contrario, Pretti subisce l’aggressione fisica rimanendo in una posizione passiva una volta a terra. Secondo quanto dichiarato dai membri della sua famiglia, l’uomo riportò diverse lesioni fisiche durante quell’arresto temporaneo, ferite che decise di non curare in ospedale per timore di ulteriori ritorsioni. Questo precedente è citato dall’avvocato Steve Schleicher come prova del fatto che Pretti fosse già stato preso di mira e brutalizzato senza una valida ragione legale.
Le dichiarazioni dei legali e della famiglia
L’avvocato Steve Schleicher, noto per aver rappresentato casi di alto profilo contro la polizia di Minneapolis, ha rilasciato dichiarazioni molto dure dopo la visione dei nuovi filmati. Secondo il legale, i video dimostrano che Pretti non rappresentava un pericolo imminente per la sicurezza degli agenti o dei cittadini. L’aggressione subita undici giorni prima dell’omicidio viene descritta come un atto di intimidazione gratuito che ha preparato il terreno per la sparatoria fatale avvenuta successivamente. La difesa sostiene che nulla di quanto accaduto durante la protesta del 13 gennaio potesse giustificare l’uso della forza letale che ha poi stroncato la vita del trentasettenne. La famiglia descrive Alex come un uomo dedito al suo lavoro di infermiere e profondamente legato alla giustizia sociale, vittima di un sistema che ha scambiato il suo attivismo civile per una minaccia criminale.
Il clima di tensione durante i raid anti immigranti
L’intera vicenda di Alex Pretti si inserisce in un contesto più ampio di operazioni federali che stanno scuotendo le fondamenta della convivenza civile a Minneapolis. I video mostrano come la presenza dell’ICE venga percepita come una vera e propria occupazione militare da parte di ampi settori della popolazione. L’uso sistematico di tattiche pesanti, come il lancio di gas e il placcaggio di manifestanti disarmati, ha esacerbato gli animi, portando a una spirale di violenza in cui Pretti è rimasto coinvolto fatalmente. La diffusione di queste clip sta spingendo l’opinione pubblica a chiedere una revisione profonda dei poteri concessi agli agenti federali e una maggiore trasparenza operativa. La morte di Pretti, unita a quella di altre figure come Renee Nicole Good citata nelle cronache locali, sta trasformando Minneapolis nel nuovo epicentro della lotta per i diritti civili e contro gli abusi di potere delle agenzie governative.


