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“Vivo grazie a lui”. Torino, chi è Lorenzo Virgulti: il poliziotto che ha salvato il collega

Pubblicato: 02/02/2026 09:06

Gli scontri di Torino hanno lasciato dietro di sé una scia di violenza e feriti, con una città segnata non solo sul piano materiale ma anche su quello sociale. La tensione è esplosa durante il tentativo di riprendersi il centro sociale Askatasuna, degenerato in un assedio urbano e in un confronto durissimo tra forze dell’ordine e manifestanti.

Le immagini e i racconti di quella giornata hanno riacceso il dibattito sulla gestione dell’ordine pubblico e sul ruolo dei centri sociali antagonisti, mentre il bilancio delle conseguenze continua a pesare su agenti e cittadini.

Torino sotto shock tra bombe carta e corpo a corpo

Nel cuore di Torino, diverse strade si sono trasformate in un campo di battaglia: bombe carta, bastoni e oggetti improvvisati usati come armi. Scene che hanno portato a decine di feriti tra gli agenti, in una situazione di caos che, per alcuni, ha avuto contorni drammatici.

È in questo contesto che emerge la storia di un gesto decisivo, compiuto in pochi secondi: quello dell’agente Lorenzo Virgulti, intervenuto per proteggere un collega rimasto isolato e senza difese.

Scontri a Torino, agenti feriti durante gli scontri vicino ad Askatasuna

Oltre 100 feriti tra polizia e carabinieri

Alle Molinette, in ospedale, due agenti hanno condiviso la stessa camera: un via vai continuo di visite istituzionali, telefonate e messaggi da amici e familiari. Per entrambi, quanto accaduto durante gli scontri a Torino è stato questione di attimi.

Secondo il bilancio complessivo, in città sono rimasti feriti 108 tra poliziotti e militari delle forze dell’ordine, per un totale che supera i seicento giorni di prognosi. Numeri che raccontano la durezza dei momenti vissuti in strada.

Agente ferito negli scontri di Torino, ricovero alle Molinette

Chi è Lorenzo Virgulti e cosa ha fatto durante gli scontri

Lorenzo Virgulti, agente di polizia ascolano di 28 anni, in forza al reparto mobile di Padova, ha visto il collega a terra, circondato dai manifestanti: calci, pugni e persino un martello. Una scena in cui “in tanti contro uno” poteva finire molto peggio.

È lì che Lorenzo è intervenuto, mettendosi tra il collega e il gruppo più violento. Un’azione che, nel racconto dei protagonisti, ha fatto la differenza tra il rischio di conseguenze irreparabili e la possibilità di tornare a casa.

Lorenzo Virgulti, agente di polizia intervenuto per salvare un collega a Torino

“Gli ho fatto scudo col mio corpo”: le parole dell’agente

«Gli ho fatto scudo col mio corpo». Un gesto di coraggio che oggi racconta con semplicità. «Ho fatto scudo con il mio corpo ad Alessandro che era rimasto ferito dopo l’aggressione degli antagonisti. Era a terra, solo e senza casco, circondato e preso a calci e pugni da un gruppo di manifestanti. Ho avuto paura? No, siamo stati abituati a gestire questo tipo di situazioni».

Nel corpo a corpo, spiega l’agente, i manifestanti dell’ex centro sociale avrebbero usato di tutto contro polizia e carabinieri: cartelli stradali, bombe carta, bastoni e martelli. «Avevamo l’ordine di contenere i manifestanti ed è quello che abbiamo fatto. A un certo punto siamo stati attaccati, c’era molta confusione. Poi ho notato Alessandro ferito, gli avevano tolto il casco e non ci ho pensato due volte a intervenire».

Il collega isolato e il ricovero: “Sono vivo per miracolo”

Alessandro Calista, 29 anni, era rimasto isolato durante gli scontri, diventando bersaglio del gruppo più violento. Nell’aggressione Lorenzo Virgulti ha riportato l’infrazione di una vertebra cervicale. «Ma poteva andarci molto peggio». Nel suo percorso personale, Lorenzo cita anche la maturità al liceo economico sociale di Ascoli e poi il concorso in polizia, che lo ha portato lontano da casa.

Calista, 29 anni, originario di Pescara e anche lui in servizio a Padova, continua a ringraziarlo. In ospedale i due si tengono compagnia, provando ad alleggerire una vicenda che poteva trasformarsi in tragedia. «Mi sono ritrovato da solo tra gli incappucciati – ha raccontato Calista – non so quanti fossero, ma erano tanti. Sono finito per terra, ho perso il casco mentre mi prendevano a calci. Sono vivo per miracolo».

La telefonata alla moglie e il precedente della Val di Susa

Per Calista, il primo pensiero è stato chiamare la moglie, che aspettava notizie a casa insieme al loro figlio. È stato dimesso con una prognosi di venti giorni. Un episodio che richiama alla memoria quanto avvenuto in Val di Susa durante gli scontri del 2011 legati ai No Tav, quando un carabiniere rimase isolato, fu sequestrato e trattenuto oltre un’ora: gli venne sottratta la pistola, mai più ritrovata, e fu rilasciato solo dopo una lunga trattativa.

Intanto, oltre alle conseguenze fisiche, restano i danni materiali: le ferite alla città superano le centinaia di migliaia di euro. Tra gli agenti feriti, anche un funzionario della questura di Torino con la frattura di un braccio, che sarà operato nei prossimi giorni.

Le reazioni e l’incontro con il questore

«Askatasuna è il male assoluto – ha sottolineato Luca Pantanella, segretario generale provinciale di Torino per il sindacato di polizia Fsp -. È un’associazione criminale eversiva vuole imporre la propria ideologia con la violenza. Chiediamo di riconoscere Askatasuna come associazione terroristica».

Oggi i sindacati incontreranno il Questore di Torino per chiedere maggiori garanzie in situazioni come questa, con l’obiettivo dichiarato di evitare che episodi simili possano ripetersi in futuro.

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Ultimo Aggiornamento: 02/02/2026 09:07

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