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Chi era Carlo Notari, il giovane vigile del fuoco in servizio da 3 mesi morto nelle valanghe fra Friuli e Veneto

Pubblicato: 02/02/2026 09:07

Si chiamava Carlo Notari il vigile del fuoco di Trieste morto a seguito della valanga che si è staccata a Casera Razzo, area montana al confine tra Friuli Venezia Giulia e Veneto. Il giovane, 29 anni, è una delle sei persone coinvolte nelle due slavine che nel pomeriggio di domenica 1 febbraio hanno travolto un gruppo di escursionisti, trasformando una giornata in montagna in una tragedia. Per cinque di loro i soccorsi sono arrivati in tempo, mentre per Notari non c’è stato nulla da fare.

La notizia del decesso è stata resa nota in serata dai vigili del fuoco giuliani, che hanno diffuso una comunicazione ufficiale annunciando la scomparsa del collega. Un lutto che ha colpito profondamente il Corpo e che ha suscitato commozione anche oltre l’ambiente operativo, vista la giovane età della vittima e il suo recente ingresso in servizio.
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Il profilo del vigile del fuoco

Originario di Bologna, Carlo Notari si era trasferito da pochi mesi a Trieste, dove prestava servizio presso il comando locale dei vigili del fuoco. Aveva compiuto 29 anni da poco ed era entrato nel Corpo dopo aver frequentato il 100° corso, concluso con il giuramento avvenuto appena tre mesi fa. Il 13 ottobre era stato ufficialmente assegnato al comando triestino, iniziando il suo percorso operativo.

Chi lo conosceva lo descrive come una persona altruista, riservata e sempre disponibile verso gli altri. Non utilizzava i social network e conduceva una vita semplice, scandita dal lavoro in caserma e dalle sue passioni personali. Tra queste spiccava l’amore per la montagna e per l’arrampicata, attività che praticava regolarmente anche allenandosi in palestra nei momenti liberi.

La dinamica dell’incidente

Secondo quanto ricostruito, Carlo Notari si trovava in escursione insieme a un amico triestino quando è stato travolto da una delle slavine che si sono staccate nel pomeriggio. L’incidente è avvenuto a circa 1800 metri di quota, in una zona interessata da condizioni che hanno poi richiesto un massiccio intervento di soccorso.

Il compagno di escursione ha lanciato immediatamente l’allarme, consentendo l’attivazione dei soccorsi. Sul posto sono intervenute le squadre del Soccorso Alpino, che stavano svolgendo un’esercitazione a pochi chilometri di distanza, insieme a un elicottero dei vigili del fuoco impegnato nelle ricerche delle persone disperse.

I soccorsi e l’esito tragico

In totale, sei persone sono rimaste coinvolte nella valanga. Cinque di loro sono state tratte in salvo dai soccorritori, mentre per Carlo Notari l’esito è stato diverso. Il giovane sarebbe morto quasi immediatamente a causa dei gravi traumi riportati durante il trascinamento sotto la neve.

Per il recupero del corpo sono state necessarie circa quattro ore di ricerche. Il vigile del fuoco aveva con sé anche l’Arva, il dispositivo elettronico utilizzato per individuare le persone sepolte dalle valanghe, ma secondo quanto emerso l’apparecchio non avrebbe mai trasmesso il segnale, rendendo ancora più complesse le operazioni di localizzazione.

La tragedia di Casera Razzo lascia ora dolore e sgomento, soprattutto all’interno del Corpo dei vigili del fuoco, che piange un collega entrato da poco in servizio e già ricordato come esempio di dedizione, passione e spirito di aiuto.

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