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Gaza, il paradosso di Rafah: tra il dolore per Iyad e la riapertura del valico

Pubblicato: 02/02/2026 10:02

GAZA – 2 febbraio 2026 – La Striscia di Gaza si è svegliata oggi sotto il peso di un contrasto lancinante: da un lato, l’ennesima tragedia civile che colpisce l’infanzia; dall’altro, un timido segnale di apertura diplomatica con la ripresa operativa del valico di Rafah.

Il raid ad al-Mawasi: addio al piccolo Iyad

Mentre il mondo osserva i fragili progressi diplomatici, la realtà sul campo resta brutale. Questa mattina, un bambino di soli 3 anni è morto in seguito a un attacco delle forze israeliane (IDF) che ha colpito la tendopoli di al-Mawasi.

L’episodio è avvenuto in un’area ufficialmente designata da Israele come “zona umanitaria sicura”. Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, il 10 ottobre 2025, il bilancio delle vittime palestinesi ha continuato a salire: secondo il Ministero della Salute locale, si contano oltre 500 morti e 1.400 feriti in meno di quattro mesi, a testimonianza di una tregua estremamente fragile.

Rafah: un corridoio di speranza sotto stretta sorveglianza

Dopo quasi un anno di chiusura — seguita al fallimento degli accordi del gennaio 2025 — il valico di Rafah ha ufficialmente riaperto i battenti. Tuttavia, non si tratta di un ritorno alla normalità, ma di un’operazione controllata.

Le regole del transito

Per questo primo giorno, è previsto il passaggio di circa 50 persone per direzione. Il protocollo di sicurezza concordato prevede:

  • Autorizzazioni: Ogni viaggiatore deve essere approvato dall’Egitto e, successivamente, ricevere il nullaosta dallo Shin Bet israeliano.
  • Tecnologia biometrica: Israele supervisiona le uscite da remoto tramite software di riconoscimento facciale da una sala di controllo dedicata.
  • Controlli IDF: Chi entra a Gaza deve passare attraverso un posto di blocco militare israeliano dopo aver superato il confine egiziano.

L’emergenza umanitaria resta altissima: circa 20.000 persone, tra cui moltissimi bambini, necessitano di evacuazione medica immediata. In risposta, il Cairo ha dichiarato di aver preparato 150 ospedali in tutto il Paese per prestare assistenza ai feriti.

Tensioni regionali: il fronte libanese

La stabilità resta precaria anche sul fronte nord. Nelle stesse ore, l’aviazione israeliana ha condotto un raid ad Ansariyeh, nel sud del Libano, colpendo un presunto agente di Hezbollah. L’esercito israeliano continua a condurre operazioni mirate contro obiettivi sensibili, mantenendo alta la tensione nell’intera regione.

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