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Askatasuna, chi è uno degli aggressori del poliziotto. La madre: “Non ha mai fatto male a nessuno”

Pubblicato: 02/02/2026 08:28

Un arresto che si inserisce nel filone delle indagini sugli scontri di Torino e che porta all’attenzione una figura finora sconosciuta alle cronache giudiziarie. Angelo Simionato, 22 anni, è stato fermato dalla Digos perché ritenuto uno dei presunti partecipanti all’aggressione contro l’agente di polizia Alessandro Calista, avvenuta durante il corteo pro Askatasuna. Il giovane è incensurato e, secondo quanto riferito da chi lo conosce, si definiva anarchico, pur non avendo mai avuto precedenti con la giustizia.
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Originario di Montelaterone, piccolo borgo sul monte Amiata, frazione del comune di Arcidosso in provincia di Grosseto, Simionato viveva da tempo lontano dalla Toscana, facendo ritorno nel paese natale durante l’estate, periodo in cui aveva lavorato come cameriere. Nel contesto locale veniva descritto come un ragazzo tranquillo, senza comportamenti violenti, un profilo che ora si scontra con le accuse formulate dagli inquirenti.
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Le accuse e l’arresto

Il 22enne è accusato di concorso in lesioni personali a pubblico ufficiale e di rapina, contestazioni che fanno riferimento ai momenti più violenti degli scontri avvenuti durante la manifestazione. Secondo la ricostruzione investigativa, Simionato farebbe parte del gruppo di manifestanti che si è accanito contro l’agente Calista. Non sarebbe però la persona armata di martello né uno dei principali protagonisti del pestaggio.

Il suo arresto è avvenuto per primo rispetto ad altri indagati perché considerato facilmente riconoscibile: indossava infatti abiti di colore rosso in mezzo a decine di manifestanti vestiti di nero. Dopo il fermo, è stato trasferito nella notte nel carcere di Torino, al Lorusso e Cutugno.

I dettagli delle contestazioni

A gravare sulla posizione del giovane ci sono anche due denunce. La prima riguarda il concorso in rapina: durante il pestaggio l’agente sarebbe stato spossessato dello scudo, del casco e della maschera antigas. La seconda è per violenza a pubblico ufficiale, legata a un altro episodio in cui Simionato sarebbe stato sorpreso mentre lanciava oggetti contundenti contro lo schieramento delle forze dell’ordine.

Un aspetto sottolineato anche dalla famiglia è l’assenza totale di precedenti. I genitori del 22enne sono arrivati a Torino nelle ore successive all’arresto e, secondo quanto riferito, avrebbero espresso dispiacere per quanto accaduto, ribadendo che il figlio non aveva mai avuto problemi con la giustizia.

Gli altri arresti e le identificazioni

Nel bilancio degli scontri rientrano anche altri provvedimenti. Sono stati arrestati in flagranza due attivisti torinesi, di 31 e 35 anni, accompagnati in carcere con le accuse di resistenza e violenza a pubblico ufficiale. Altre 24 persone sono state invece accompagnate in questura, identificate e denunciate a vario titolo per resistenza, porto di armi improprie, travisamento e inosservanza dei provvedimenti dell’autorità.

Durante le operazioni sono stati sequestrati materiali utilizzati per coprire il volto, oltre a sassi, chiavi inglesi e coltelli. Parte dei soggetti fermati, tra cui 54 stranieri, era stata intercettata dalla Digos prima che potesse unirsi al corteo.

Attivisti dall’estero e modalità operative

Secondo la polizia, al corteo avrebbero partecipato attivisti provenienti anche dall’estero, in particolare 35 francesi, ma anche cittadini turchi, australiani, greci e messicani. Gli inquirenti riferiscono che i manifestanti avrebbero utilizzato nomi in codice per comunicare, come Blu, Ugo, Kiwi e Mango, muovendosi in piccoli gruppi secondo modalità già sperimentate in altri contesti.

Durante gli scontri sarebbero stati impiegati puntatori laser, tubi di lancio artigianali e aste di cartelloni stradali. Una strategia che, secondo gli investigatori, sarebbe stata affinata in contesti come la Val di Susa, considerata una sorta di palestra per i cosiddetti incappucciati.

I controlli e i precedenti in città

Nei giorni precedenti alla manifestazione, circa 770 persone erano state identificate durante i controlli preventivi lungo le principali direttrici stradali e ferroviarie e all’aeroporto di Caselle. Il questore Massimo Gambino aveva inoltre emesso diverse misure di prevenzione nei confronti di soggetti trovati in possesso di maschere antigas, passamontagna e oggetti atti a offendere o ritenuti socialmente pericolosi.

Gli scontri si inseriscono in una sequenza di episodi violenti registrati negli ultimi mesi a Torino, durante manifestazioni pro Palestina, che avevano già visto assalti alle Ogr, a Leonardo e alla sede del quotidiano La Stampa.

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Ultimo Aggiornamento: 02/02/2026 12:42

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