
Il triplice omicidio di Montagnareale, nei Nebrodi messinesi, si complica: è stato iscritto nel registro degli indagati il cosiddetto “quarto uomo“, l’amico dell’anziano Antonio Gatani che era con il gruppo la mattina del 28 gennaio 2026. Le vittime – l’82enne Gatani di Patti e i fratelli Davis Pino (26 anni) e Giuseppe Pino (44 anni) di San Pier Niceto – sono state trovate crivellate da colpi di fucile in una zona boschiva impervia.
L’uomo, definito “quarto uomo” nelle prime ricostruzioni, è finito sotto inchiesta per il triplice omicidio. Le sue dichiarazioni in fase di interrogatorio sono apparse contraddittorie agli investigatori, che ritengono accertata la sua presenza sul luogo con le tre vittime almeno in parte della mattinata. Non è ancora noto il reato contestato, ma i carabinieri hanno sequestrato tutte le sue armi per affidarle al Ris di Messina.
Le perizie balistiche saranno decisive: i fucili sequestrati al sospettato e ad altri amici e compagni di caccia di Gatani verranno analizzati per confrontare i proiettili con quelli estratti dai corpi. Alcuni di questi cacciatori sono stati iscritti nel registro degli indagati come atto dovuto, per consentire loro di nominare consulenti di parte durante gli esami tecnici.
Gli inquirenti puntano forte sul “quarto uomo“: secondo le ipotesi più accreditate, era presente durante l’incontro fatale tra Gatani e i fratelli Pino. Potrebbe aver aperto il fuoco contro uno dei due fratelli già ferito a terra, forse sparando l’ultimo colpo a bruciapelo sul più giovane, Davis Pino, prima di dileguarsi nel bosco.
L’autopsia ha irrobustito questa pista: Davis Pino sarebbe stato colpito prima da un proiettile che lo ha ferito, poi finito con un colpo ravvicinato da un’arma diversa da quelle delle altre vittime. Questo esclude forme di suicidio-omicidio e conferma la presenza di almeno un quarto soggetto armato attivo nella sparatoria.
Sul movente resta fitta nebbia. L’ipotesi più circolante è una lite degenerata per un territorio di caccia conteso: i fratelli Pino potrebbero aver sconfinato in una zona non consentita, scatenando un confronto verbale veemente finito nel sangue. Non emergono legami con criminalità organizzata tra le vittime, tutte incensurate.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Patti, proseguono con interrogatori a tappeto tra cacciatori della zona e nuovi sopralluoghi nel bosco di contrada Agatirsi o Caristia. Il sequestro delle salme continua per ulteriori rilievi, tra cui impronte digitali, in attesa dei risultati balistici che potrebbero inchiodare il responsabile.
Il caso ha scosso i piccoli comuni dei Nebrodi: Gatani era un pensionato appassionato di caccia, i fratelli Pino imprenditori edili stimati e legati ai Testimoni di Geova. La comunità attende risposte su un dramma che da errore venatorio o lite tra amici si è trasformato in triplice omicidio.
Per ora il “quarto uomo” resta l’unico indagato formale, ma gli investigatori non escludono che altri soggetti possano essere coinvolti. Le perizie in corso sul materiale balistico e le armi sequestrate saranno cruciali per sciogliere i dubbi e ricostruire l’esatta sequenza degli spari che hanno insanguinato il bosco di Montagnareale.


