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“Potremo sapere lo stipendio dei colleghi”. Arriva la nuova legge europea: funziona così (e fa discutere)

Pubblicato: 04/02/2026 10:04

Potrebbe arrivare già nei prossimi giorni, al Consiglio dei ministri di giovedì 5 febbraio, il decreto legislativo per recepire la direttiva europea sulla trasparenza salariale approvata nel 2023. La scadenza formale è fissata al 7 giugno, ma il governo punta ad anticipare i tempi e rendere operative le nuove regole già da febbraio.

L’obiettivo del provvedimento è chiaro: contrastare il gender pay gap, ovvero la disparità retributiva tra uomini e donne a parità di mansione. Un tema centrale nell’agenda europea e sempre più urgente anche in Italia, dove il divario resta significativo in molti settori produttivi.

La direttiva europea del 2023, approvata a Bruxelles, introduce obblighi stringenti per imprese, pubblica amministrazione e società partecipate. Tutti i datori di lavoro dovranno garantire maggiore trasparenza sugli stipendi e sui criteri utilizzati per determinarli.

Tra le novità più rilevanti c’è l’obbligo di indicare il compenso negli annunci di lavoro, oltre al diritto per i dipendenti di richiedere informazioni sui salari medi relativi a ruoli equivalenti all’interno dell’azienda. Una svolta che punta a ridurre le asimmetrie informative nel mercato del lavoro.

Le imprese con più di 100 dipendenti saranno inoltre tenute a rendere pubbliche le differenze retributive di genere. Se il divario dovesse superare il 5%, scatterà l’obbligo di intervenire con misure correttive concrete per riequilibrare le retribuzioni.

Il ritardo nel recepimento della direttiva è stato finora legato ai timori delle aziende. La maggiore conoscibilità degli stipendi potrebbe infatti innescare richieste di aumenti e un aumento dei contenziosi di lavoro, con il rischio di un ricorso più frequente ai tribunali.

Secondo quanto riportato da Repubblica, i sindacati hanno aperto a una fase preventiva di conciliazione, nel tentativo di limitare lo scontro giudiziario. Il capo di gabinetto del ministero del Lavoro, Mauro Nori, ha assicurato che le osservazioni di imprese e parti sociali saranno recepite nel decreto.

Il ministero del Lavoro è pronto anche a lanciare una piattaforma nazionale dedicata alla pubblicazione dei dati sulla trasparenza salariale, pensata per semplificare gli adempimenti delle aziende e rendere accessibili le informazioni in modo uniforme.

I numeri spiegano l’urgenza dell’intervento: in Italia il gender pay gap è pari al 20% nella manifattura, al 23,7% nel commercio, al 16,3% nei servizi di alloggio e ristorazione e arriva fino al 32,1% nelle attività finanziarie e assicurative, secondo i dati Istat e Inps. Un divario che la nuova normativa punta finalmente a ridurre.

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