
Nelle ordinanze di custodia cautelare, la giudice Irene Giani descrive la scissione violenta dal corteo pacifico: fumogeni, volti coperti e assalti alle forze dell’ordine. Domiciliari per un manifestante toscano.
TORINO – Non una semplice manifestazione degenerata, ma una “vera e propria guerriglia urbana” pianificata nei minimi dettagli. È questa la fotografia scattata dalla GIP del Tribunale di Torino, Irene Giani, nelle tre ordinanze emesse a seguito degli scontri avvenuti sabato 31 gennaio in Corso Regina Margherita.
Il cuore della vicenda giudiziaria riguarda la manifestazione nazionale indetta contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, un evento che ha visto la partecipazione di migliaia di persone ma che è stato funestato da pesanti violenze.
La scissione dal corteo “pacifico”
Secondo la ricostruzione della gip, il corteo ha mantenuto un profilo “unitario e pacifico” finché è rimasto sul percorso autorizzato. La svolta violenta è avvenuta in corso San Maurizio: qui, una frangia di circa 1.500 soggetti ha dato il via a quella che viene definita un’azione “preordinata e organizzata”.
Sotto la protezione di una fitta coltre di fumogeni, il gruppo si è rapidamente travisato con abiti scuri, caschi, maschere e passamontagna, deviando dal tragitto prestabilito per dirigersi verso corso Regina Margherita con l’obiettivo di forzare i blocchi delle forze dell’ordine.
Le misure cautelari
Il bilancio giudiziario immediato vede tre persone colpite da provvedimenti. Per due di loro è scattato l’obbligo di firma quotidiana, mentre per un terzo, Angelo Simionato, sono stati disposti gli arresti domiciliari.
La figura di Simionato, giunto a Torino dalla Toscana appositamente per la manifestazione, emerge nelle carte per una sorta di “anomalia operativa”. Se da un lato il GIP sottolinea come l’uomo non sembri legato a gruppi organizzati violenti — muovendosi senza protezioni, senza volto coperto e con abiti dai colori sgargianti che ne hanno facilitato il riconoscimento — dall’altro i filmati lo ritraggono in “allarmanti azioni violente” contro la polizia.
“Pericolosità e insensibilità alle regole”
Nonostante l’incensuratezza, il profilo di Simionato ha spinto la giudice a optare per la massima cautela. L’uomo era già stato segnalato in passato per reati che vanno dall’imbrattamento allo spaccio e al porto d’armi. Nelle motivazioni dell’ordinanza si legge di una “particolare convinzione delittuosa” e di una “preoccupante insensibilità rispetto alle regole del vivere comunitario”, dimostrate dalla carica offensiva espressa durante gli scontri in sinergia con il resto della frangia violenta.
L’inchiesta prosegue ora per identificare gli altri componenti del gruppo di 1.500 persone che, protetti dall’anonimato dei passamontagna, hanno trasformato un sabato di protesta in un pomeriggio di fiamme e scontri nel centro del capoluogo piemontese.


